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Il veto di Conte sulla Liguria
di Maria Rosa Biggi
Novembre 2025
Come ampiamente documentato dalla stampa, le elezioni anticipate della Liguria, che si sono svolte il 27 e 28 ottobre, hanno origine dalle dimissioni dell'ex presidente Giovanni Toti che ha patteggiato sulle accuse di corruzione e finanziamenti illeciti. Le indagini della magistratura hanno documentato una consolidata gestione del potere e della politica che trova le sue radici in una crisi della morale privata e pubblica.
La campagna elettorale ha visto contrapposti due candidati di grande visibilità: il sindaco di Genova Marco Bucci, per il centro destra e l'ex ministro Andrea Orlando, per il centro sinistra. In un primo tempo i sondaggi davano un seppur lieve vantaggio ad Andrea Orlando ma alcuni fattori su cui sarà opportuno riflettere, sono stati determinanti per la vittoria della destra. Indubbiamente la figura del Sindaco Bucci, molto popolare, soprattutto come commissario del ponte Morandi e come “uomo del fare”, ha spostato una parte degli elettori del centro e anche in piccola parte anche del centro sinistra verso la destra e questo nonostante le inchieste giudiziarie. Ma non c'è dubbio che uno scarto di voti realmente insignificante (8000 voti a vantaggio di Bucci) poteva essere colmato se Italia Viva, Azione e +Europa fossero entrati nella coalizione: aver escluso Renzi è stato un errore. Così come le lotte fratricide e le faide interne al Movimento 5 stelle hanno reso certamente poco affidabile un partito che ha poi raggiunto scarsi risultati.
Una campagna elettorale fortemente polarizzata, complessivamente poco attinente ai problemi concreti e strutturali della Liguria: dal tema occupazionale, allo sviluppo industriale e portuale, dalla fuga dei giovani, alla fortissima denatalità con tutte le sue conseguenze, dalle politiche abitative alla sanità, all'aumento di tante forme di povertà ha in parte allontanato i cittadini dal voto. Un’affluenza mai così bassa (45,96 %) segna un preoccupante campanello d'allarme per la qualità della nostra democrazia e segnala una pericolosa deriva su cui non solo i partiti ma le associazioni e l'intero mondo cattolico dovrebbero riflettere.
Da anni assistiamo con una certa indifferenza e senso di impotenza ad una crisi dei sistemi democratici a livello globale. Non è un caso se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento alla Settimana Sociale dei cattolici in Italia, abbia lanciato un allarme: « Si può pensare di arrendersi “pragmaticamente” al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della “cosa pubblica”? Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori? La democrazia non è solo un metodo, ma lo spazio pubblico in cui si esprimono le voci protagoniste dei cittadini ». Restituire un'anima alla politica è anche un compito di noi cattolici: riabilitare la politica, sviluppare un pensiero che non è solo quello del “fare” magari saltando le regole e senza un progetto di società. Non basta voler vincere a tutti i costi e con tutti i mezzi, anche con alleanze solo elettorali e improbabili. Di fronte alle sfide complesse dei nostri tempi occorre un pensiero politico organico capace di dar vita ad alleanze stabili che recuperino un concetto alto di democrazia come responsabilità individuale e collettiva, una democrazia capace di guardare al futuro e di ricostruire un'idea di popolo che non lasci ai margini nessuno.
Testo presente anche sul Foglio periodico "Politicamente - Anno XXIV Numero 4"
