Democrazia e Istituzioni

LIBERIAMO L’ITALIA DA BERLUSCONI 

LIBERIAMO GLI ITALIANI DAL BERLUSCONISMO

 

Faenza
Martedì 14 dicembre
Non è questione di destra, di sinistra o di centro,

è questione

di legalità,
di senso dello stato,
di rispetto per la Costituzione

che è il patrimonio che tutti ci unisce.

L’assemblea del Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione tenutasi lunedì scorso ,

- di fronte alla scandalosa chiusura per dieci giorni del Parlamento, sede della sovranità popolare (quanti disegni di legge d’iniziativa popolare giacciono insabbiati senza che si trovi il tempo nemmeno di discuterne?),

- di fronte agli evidenti rischi di una situazione caratterizzata da torbide manovre e da una scandalosa compravendita di deputati,

ritiene suo dovere informare i cittadini sulle regole stabilite dalla Costituzione in occasione di una crisi di Governo e sulle prerogative intoccabili del Presidente della Repubblica; a tale scopo

Martedì 14 dicembre,

dalle ore 10 alle ore 12:30

in occasione della discussione sul voto di sfiducia in Parlamento, appronterà il proprio banchetto informativo in piazza (corso Mazzini).

Invitiamo tutti i cittadini a partecipare per testimoniare con la propria presenza la nostra ferma volontà di difendere la Costituzione e le istituzioni democratiche.

 

In allegato il Comunicato stampa diffuso il 4 dicembre dagli amici del Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna

Per il Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione

Il presidente

Alessandro Messina


Martedì mattina 14 dicembre tutti al banchetto del Comitato in corso Mazzini!

In un frangente così delicato è necessario mettere da parte tutti i motivi di contrasto e ritrovare l’unità delle opposizioni politiche e sociali nello spirito della Costituzione.


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Vedi Comunicato stampa emesso dal Comitato in Difesa della Costituzione di Ravenna

“Il mostro col capo d’idra”

Per quanto tempo ancora?

Il Comitato in Difesa della Costituzione di Ravenna

Ravenna, 4 dicembre 2010

 
COMUNICATO STAMPA

 

Da anni, e sempre più spesso, è necessario levare la propria voce in difesa del Presidente della Repubblica e del Parlamento.

Per quanto tempo ancora?

Continueremo a farlo fino a quando sarà necessario, ma proponiamo alcuni interrogativi.

 Barbara Spinelli concludeva un suo recente intervento con una affermazione giustamente perentoria e una significativa citazione . “Si tratta di salvare non l’anima, ma l’Italia da un lungo torbido. Sarebbe la sua seconda liberazione, dopo il ’45 e la Costituzione. Sennò avrà avuto ragione Herbert Matthew, il giornalista Usa che nel novembre del ’44, sul mensile Mercurio, scrisse parole indimenticabili sul fascismo: “ E’ un mostro col capo d’idra. Non crediate d’averlo ucciso”.”

 

Un presidente del Consiglio che dice ”Governare con questa Costituzione è un inferno”.

Un capopartito che dice “Ce ne freghiamo del Colle”, cioè del Presidente della Repubblica.

Un governo che, nel timore di vedere provvedimenti privi dei voti di maggioranza necessari, “congela” il Parlamento e ne sospende i lavori.

Tutto questo ci riporta “al mostro”.

Il mostro, inabissato per qualche decennio, da molto tempo ormai è ricomparso alla luce del sole, e aggredisce le Istituzioni, il Presidente della Repubblica, la Magistratura, la libera stampa, la libertà di parola, la scuola e la cultura.

 

Ci chiediamo. E’ con questo mostro col capo d’idra che, fino a poche settimane fa, si pensava, di nuovo, di volere riscrivere la Costituzione?

Un interrogativo che poniamo a tutte le cittadine e i cittadini che oggi, 4 dicembre, giorno della Liberazione di Ravenna, hanno testimoniato la loro fedeltà alla Repubblica antifascista dalla quale è nata la nostra Costituzione.




La Costituzione repubblicana come tavola dei valori dell'Italia unita

Ciclo di manifestazioni, nell'ambito della serie di eventi
organizzati nei sei Comuni del Distretto faentino
per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia

FAENZA

23 Febbraio - 18 Maggio 2011

Organizzato da:

 Comitato in Difesa della Costituzione di Ravenna

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"Quale uguaglianza? Il difficile rapporto tra libertà e uguaglianza"

 Mercoledì 23 Febbraio 2011

Museo del Risorgimento Salone delle Feste ore 17.30

Palazzo Laderchi - Corso Garibaldi, 2

Relatrice:

prof.ssa Maria Laura Lanzillo - Univ. di Bologna

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"Quale libertà nella nostra Costituzione?

Martedì 12 Aprile 2011

 Sala del Consiglio comunale ore 20.45 - Piazza del popolo, 31

Relatore:

prof. Maurizio Viroli - Univ. di Princeton

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 "L’art.11 della Costituzione: il primato della pace nelle relazioni internazionali"

 Mercoledì 18 Maggio 2011

 Sala del Consiglio comunale ore 20.45 - Piazza del Popolo, 31 


 

Relatore:

Domenico Gallo

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In allegato, la serie completa degli eventi organizzati nei sei Comuni del Distretto faentino per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

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In allegato, la serie completa degli eventi organizzati nei sei Comuni del Distretto faentino per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia

BOLOGNA AL BIVIO. UNA CITTA' COME LE ALTRE?

Bologna

Mercoledi 24 novembre, ore 21.00
Libreria Modo Infoshop
Via Mascarella 24/b

Presentazione del libro
BOLOGNA AL BIVIO. UNA CITTA' COME LE ALTRE?
a cura di Mauro Boarelli, Luca Lambertini e Mimmo Perrotta
Edizioni dell'asino, 2010

Intervengono:

Francesco Cossentino (economista)

Meris Melotti (responsabile comunicazione ANCeSCAO)

Simone Sabattini (giornalista, Corriere di Bologna)

Leonardo Tancredi (direttore di Piazza Grande)

e i curatori del volume
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Bologna è una città in crisi. Una crisi istituzionale, ma soprattutto una crisi politica le cui origini vanno rintracciate indietro nel tempo. Come affrontarla evitando la lamentazione fine a se stessa, la mitizzazione del passato, la protesta di stampo demagogico e populista, la rassegnazione a un degrado culturale che sembra inarrestabile?
Questo libro riunisce voci che appartengono a culture, generazioni e professioni diverse, accomunate dalla volontà di non rimanere alla superficie dei problemi affrontati, di evitare luoghi comuni, di porre domande scomode e cercare risposte non accomodanti.
L’obiettivo è quello di stimolare un dibattito vero in una città smarrita, ma che non vuole rinunciare alla propria cultura civile. Una città che non trova luoghi e occasioni per interrogare se stessa ed elaborare progetti per il futuro, e rimane inascoltata da un ceto politico prigioniero della propria autoreferenzialità.

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Anticipazioni sul libro e notizie sugli appuntamenti nel profilo Facebook "Bologna al bivio"




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Il berlusconismo, trait d'union tra P2 e P3

di Giannino Piana

docente di Teologia Morale

Ottobre 2010

da “Jesus” (Morale e Coscienza)

Riferendosi ad alcuni episodi di corruzione, che hanno caratterizzato in questi ultimi mesi la vita politica italiana, i media hanno formulato l'ipotesi della nascita di una «società segreta», la P3, insieme comitato di affari e struttura sotterranea di potere che si propone di influenzare i vari ambiti nei quali il potere ufficiale si dispiega. È difficile dire se (e come) sussista una vera analogia tra questa nuova società occulta e la P2, ma non vi è dubbio che esista una effettiva continuità tra il piano di Rinascita democratica di Licio Gelli, scoperto dalla magistratura agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, e l'ipotesi di cambiamento del Paese messo in atto dai governi Berlusconi. Infatti, al di là della accertata appartenenza del premier alla P2 con tessera n° 1816 — pochi ricordano la condanna per falsa testimonianza comminatagli, in anni ormai lontani, a Venezia per aver mentito al giudice a proposito di tale appartenenza — sorprendenti sono gli aspetti di convergenza che esistono tra i due progetti.

Comune appare anzitutto — come risulta dalle carte sequestrate nella villa di Gelli — l'obiettivo perseguito, consistente nello svuotamento dall'interno di ogni sostanza reale della democrazia parlamentare in favore di uno Stato populista guidato da un capo carismatico che ha il diretto controllo di tutte le leve del potere. Si tratta, in sostanza, di una lotta senza esclusione di colpi nei confronti della politica, che viene screditata e vilipesa, mortificando i partiti, esautorando i sindacati, sradicando la cultura dell'uguaglianza e dei diritti per sostituirla con una cultura clientelare, dove a prevalere sono gli interessi delle corporazioni forti e la costante prevaricazione nei confronti delle classi più deboli.

Ma comune risulta pure la strategia mediante la quale si tende a perseguire tale obiettivo: dall'asservimento dei media, ridotti a strumenti di distrazione delle masse, al disprezzo per le regole e per le procedure, considerate meri impedimenti all'azione di Governo; dal continuo dileggio della magistratura e degli organi istituzionali di controllo — quali la Presidenza della Repubblica, la Corte Costituzionale, la Corte dei Conti, ecc. — alla riduzione degli spazi di indagine della magistratura e della polizia; dal bavaglio all'informazione alla divisione delle carriere giudiziarie con la dipendenza dei pubblici ministeri dall'esecutivo; dal dileggio della Costituzione giudicata superata e progressivamente ridimensionata, fino alla più volte ventilata proposta di introduzione del presidenzialismo. Ciò che si intende, in definitiva, smantellare è il sistema di garanzie, faticosamente costruito nel corso della storia della nostra Repubblica e finalizzato a favorire una partecipazione sempre più ampia alla gestione della cosa pubblica, a dar vita a forme di rappresentanza più qualificate e a creare condizioni di rispetto dell'autonomia dei poteri e di equilibrio nei loro rapporti.

La crisi della politica, provocata da Tangentopoli, e il cambiamento del clima culturale a opera dei media hanno determinato l'uscita del progetto piduista dalla clandestinità e dall'area del potere occulto per proporsi in campo aperto. Da disegno eversivo, che mirava a destabilizzare il sistema per crearne uno alternativo mediante una struttura di superpotere ramificata nei gangli vitali della società, grazie all'infiltrazione di persone appartenenti al mondo delle banche, dei servizi segreti, dell'imprenditoria, della politica, del giornalismo, ecc., esso diviene proposta che ottiene il consenso popolare e che riceve perciò piena legittimazione sul piano legale. Gli esiti di questa operazione sono evidenti: partiti inesistenti, parlamentari designati dall'alto, sindacati lacerati e impotenti, magistratura screditata, Rai distrutta come servizio pubblico, e si potrebbe continuare. Ma ciò che soprattutto sconcerta (e preoccupa) è che tutto questo avvenga nell'indifferenza di gran parte della popolazione, nel servilismo di molti uomini pubblici e nell'insufficiente reazione dei "chierici", spesso tra loro divisi. Si tratta pertanto di una drammatica emergenza etica, che esige, per essere adeguatamente affrontata, un forte impegno teso in primo luogo a riabilitare la politica, restituendo dignità al parlamento, rifondando i partiti, rimettendo al centro il lavoro, difendendo l'unità nazionale e reagendo alle disuguaglianze e al razzismo. Ma esige anche un rinnovamento profondo delle coscienze. Un rinnovamento improntato al recupero di valori quali l'onestà e la trasparenza, l'uguaglianza, la giustizia e la solidarietà che sono le basi della vita democratica. Il danno più rilevante dell'attuale congiuntura è infatti di natura morale e culturale. E reclama per questo l'impegno di tutti a ricostruire le fondamenta di una politica che concorra allo sviluppo di una serena convivenza civile.

Dove va il Partito Democratico

Per una alternativa politica del paese

 Antonio Conte

Coordinatore per la Regione Puglia Associazione Agire Politicamente e fondatore PD

Crispiano (TA), lì 29.10.2010

Da dove bisogna ripartire? Si deve ripartire da quel 40% di elettori che si sono astenuti alle regionali scorse; delusi dalla politica. Il PD deve essere forza alternativa al centrodestra al governo, al berlusconismo. Deve essere chiaro qual è il progetto che ha per l’Italia. Gli italiani devono essere convinti che un’altra Italia è possibile, oltre a quella degli opportunismi, del permissivismo, della prepotenza e degli interessi personali, del degrado morale e ambientale, degli sprechi, del cieco profitto, del liberismo, della libertà interessata e strumentalizzata.

E’ l’Italia del lavoro, come recita l’art. 1 della nostra Costituzione (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro). Il lavoro si crea anche e non solo costruendo sempre automobili e automobili; il lavoro si rigenera da un profondo ripensamento di questo sistema economico-sociale incentrato esclusivamente sull’industria del consumo e sulla speculazione finanziaria. Il lavoro si crea combattendo gli sprechi: lo spreco dell’energia elettrica nelle case, negli uffici, nei luoghi pubblici e privati, nelle strade; lo spreco delle materie prime che si getta attraverso un sistema distributivo della merce, fatto di confezioni e imballaggi; lo spreco del cibo e di prodotti della campagna che non si consuma e sono buttati nella pattumiera; lo spreco di carburante a mezzo fermo e motore acceso delle automobili. Il lavoro si crea ricostruendo una cultura, una mentalità che si è perduta; quella del risparmio e della sobrietà, del rispetto del patrimonio ambientale e culturale, del bene comune, della cosa pubblica.

Il PD non deve stare a ruota di Casini e Fini (che pure hanno tanta responsabilità di questo degrado culturale, sociale ed economico che l’Italia e gli italiani, le nuove generazioni in special modo, hanno subito dall’era Berlusconi). Adesso si afferma: “Con il 26% dei consensi non possiamo sconfiggere Berlusconi”. Bella forza! Quello che vuol rappresentare Casini e Fini, sono già da tempo nell’Ulivo ed è patrimonio delle culture delle forze e degli uomini che costituiscono il PD.

Se continuiamo con l’assenza di reale cambiamento democratico all’interno delle sezioni periferiche del partito e di fissità burocratica di apparato che si evince da uno statuto di partito, borbonico e ideologico, continuerà l’emorragia di voti: dal Pd verso Idv, UDC e Fli.

Come si deve presentare allora il PD? Si deve presentare diverso! In tutto. A cominciare dall’effettiva declinazione della democrazia all’interno del partito, soprattutto in periferia, dove si sono formati organismi dirigenziali non sempre frutto di una partecipazione libera, spontanea e democratica ma in maniera predeterminata, con cooptazioni e spartizioni (art. 49 della Costituzione). Un partito bloccato e ”controllato”, dove si designano candidature che spesso non tengono conto della preparazione, della competenza, della sincera volontà, della coerenza politica e culturale; ci si affida a primarie inique. Per fare un grande partito nazionale, rappresentativo degli interessi generali di un popolo, bisogna ri-chiedere l’apporto di tutta la società civile, di quel popolo dell’Ulivo deluso dal ’98, sempre dai partiti.

Il PD si deve aprire alle energie e alle idee che vengono da una variegata presenza di associazioni culturali e politiche; da singoli cittadini preparati dell’area riformista. In modo particolare, sono diverse le associazioni a carattere nazionale di cattolici democratici, ad esempio, con diverse sigle (Agire Politicamente, Città dell’Uomo, Argomenti 2000, la Rosa bianca, Cristiano Sociali ed altri), a cui fare riferimento, che fanno formazione, che sviluppano una elaborazione culturale, politica, sociale ed economica, attraverso l’organizzazione di assemblee, convegni e seminari. Un’attenzione maggiore al patrimonio culturale dei cattolici democratici, dunque, presente dentro il PD e nelle Associazioni, per una più adeguata interpretazione della complessità della società e del mondo contemporanei, per un agire efficace sulla scena politica attuale e dare risposte adeguate ai problemi del paese. Occorre dare una credibile alternativa al liberismo, al conservatorismo e al corporativismo localistico delle destre in Italia, che hanno disgregato la coesione sociale e che sta disperdendo un patrimonio culturale fatto di riferimenti etici e morali; ed attingere alla sintesi culturale che ha ispirato la carta costituzionale.

“Uscire fuori dal vecchio guscio”, dai tatticismi e andare alle fonti che non hanno smesso mai di indicare e orientare la politica verso la sua vera funzione: il pensiero e la storia del cattolicesimo democratico, che forma la persona integrale e non solo il politico: da Rosmini a Maritain, da Mazzolari a Lazzati, da Mounier a Dossetti. Uomini che sono andati oltre gli schematismi  esprimendo idee democratiche, frutto di un pensiero laico della religione nella società: aperto alle idee positive, agli altri umanesimi; al pluralismo culturale.

L’identità, che al PD manca, si costruisce su queste risorse, abbandonando le forme e le idee stantie su cui ha proliferato il settarismo politico e ripensando al significato storico e culturale della stagione dell’Ulivo e al successo politico del ‘96. Il PD non può essere la conclusione stadiale del PCI-PDS-DS (leggi editoriale di Gianfranco Brunelli: “il Regno” n. 14, quindicinale delle Ed. Dehoniane BO).

Bisogna includere nuovi uomini e nuove donne, senza distinzione di età, perché non è questione di “nuovismo”, di rinnovamento anagrafico, ma a guidare il partito siano persone che hanno radici culturali ben radicate nella storia della Repubblica e nei valori della Costituzione; per una democrazia rappresentativa dove non ci sia più posto per gli opportunismi, per la menzogna e per le prepotenze.

 

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