Democrazia e Istituzioni

IL DOVERE DI EVITARE GLI ERRORI DEL 1921

I veti incrociati cent’anni fa e le fazioni oggi

Giorgio Campanini

da Avvenire – 7 Aprile 2021

Sta passando sotto silenzio – anche per il 'blocco' di non poche ricerche derivante dal tragico fenomeno epidemico che sta aggredendo il nostro Paese – il centenario del 1921 che, apparentemente, è solo parente povero del fatidico 1922, dell’anno, cioè, della cosiddetta 'marcia su Roma' (che, come noto, marcia non fu...). Ma non è fuori luogo – non solo per gli storici di professione, bensì per chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia nel nostro Paese – riandare a quel 1921 che per molti aspetti può essere considerato non solo l’anticamera ma il 'brodo di cultura' del successivo avvento al potere del fascismo.

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SENZA MEMORIA NON C’E’ FUTURO

Antonio Conte (Agire Politicamente – Rete C3dem)

Crispiano (TA), 25.4.2021

25 Aprile 1945! Sono passati settantasei anni dalla Liberazione. Non è mai tempo per smettere di ricordare e pertanto di festeggiare. E’ stata "come una pietra miliare posta lungo una strada", fondamentale nella ricostruzione democratica della nostra nazione. Con la Liberazione "La guerra era finita: la guerra civile, la guerra tra i cittadini della stessa patria era finita. Era ritrovata, nella libertà la patria comune: la parola patria, finalmente tornava ad avere un senso umano e fraterno" (ibidem, Uomini e città della Resistenza, Parma, di Piero Calamandrei, Ed. Laterza).

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Festa di maggio

editoriale di maggio 2012 - di Giovanni Bianchi

 

Il mese di maggio si inizia con la Festa dei lavoratori, il giorno 1, che, compressa per anni da Governi reazionari e dittatoriali e trasformata da altri Governi dittatoriali nel pretesto per una parata di forza, ha travolto gli argini delle resistenze politiche e religiose ed è stata persino “battezzata” da Pio XII nel 1955 come festa di San Giuseppe artigiano (ora “lavoratore”, anche se per la verità gli aclisti, che furono i promotori dell'innovazione, la volevano dedicata a Gesù Divino lavoratore, cui ora sono dedicate molte chiese).

Come tutte le feste comandate anche quella del Primo Maggio ha subito nel corso degli anni un certo appannamento, con robuste concessioni ad una retorica d'occasione che non hanno fatto bene alla percezione dell'importanza della festa, così che molti hanno finito per credere che essa si riducesse all'organizzazione di un grande concerto gratuito con star nostrane ed internazionali.

Ci voleva forse l'esplodere in tutta la sua drammaticità della crisi economica perché si vedesse in faccia quella che è oggi la situazione del lavoro, in termini di disoccupazione, di precarietà travestita ipocritamente da flessibilità, di diminuzione dei diritti di coloro che già lavorano e di azzeramento di quelli che aspirerebbero ad entrare in un mondo del lavoro che sembra essere una gigantesca trappola.

Soprattutto la nostra è l'epoca di una potente polarizzazione sociale che, almeno nel mondo occidentale, non era riscontrabile dall'immediato dopoguerra e forse anche da prima, e che sta portando ad una compressione verso il basso delle classi medie, le quali, come si sarebbe detto una volta, stanno sperimentando una fase di proletarizzazione derivante in pari tempo dalla riduzione del potere d'acquisto dei salari, dalla precarizzazione del lavoro e dal venir meno delle tutele dello Stato sociale. Nello stesso tempo, la posizione della porzione ristretta di popolazione che dispone di larga parte dei mezzi economici si rafforza sempre di più, mettendo peraltro in discussione la funzione stessa della politica in una società democratica, dal momento che la percezione crescente fra i cittadini è che nulla possa la politica per correggere gli squilibri di un sistema economico-finanziario ormai autosufficiente e per di più agevolato da burocrazie cieche che impongono politiche di rigore che puniscono i ceti medio-bassi senza sostanzialmente intaccare le posizioni di privilegio.

Persino commentatori di destra come Ferdinand Mount, forse una delle migliori penne del Partito Conservatore britannico, hanno rilevato con preoccupazione come la logica dei “new few” , dei “pochi” ricchi e privilegiati finisca per spaccare in due la società con conseguenze al momento imprevedibili. Non aveva torto il gesuita Sergio Bernal, già docente presso l'Università Gregoriana, quando affermava che “la globalizzazione si è sviluppata in un vuoto etico dominato dai valori del mercato e da atteggiamenti dei 'vincenti' che lacerano il tessuto sociale”. Allo stesso modo non ha torto il Compendio di Dottrina sociale della Chiesa nel dichiarare che “il lavoro, per il suo carattere soggettivo o personale è superiore a ogni altro fattore di produzione: questo principio vale, in particolare, rispetto al capitale”. Proprio per questo lo stesso testo ammette, rifacendosi all'enciclica di Giovanni Paolo II Laborem exercens che “il rapporto fra lavoro e capitale presenta spesso i tratti della conflittualità, che assume caratteri nuovi con il mutare dei contesti sociali ed economici” (cpv. 279) e si aggiunge che “non si deve ritenere erroneamente che il processo di superamento della dipendenza del lavoro dalla materia sia capace di per sé di superare l'alienazione sul lavoro e del lavoro” (cpv.280).

Se oggi il Primo Maggio ha ancora un senso è essenzialmente quello di ricordarci che le conquiste dei lavoratori – conquiste che sono costate dolore, sangue e rabbia di intere generazioni- non sono mai acquisite per sempre, e che la lotta di classe non è un concetto superato ma una realtà politica e sociale dell'ora presente. Il compito di una politica seria sarebbe quello di incanalare la marea della rabbia sociale che sta crescendo progressivamente, prendendo atto che il “riformismo” non è il progressivo adattamento al peggio, ma la ricerca delle strade per attualizzare e consolidare i meccanismi redistributivi e diffondere i diritti senza creare artificiose distinzioni fra vecchi e giovani, quando l'unica distinzione reale è quella fra sfruttatori e sfruttati.

 

Cambiare la Costituzione - nella fretta e nel silenzio del Paese

Portata, senso e valutazione della proposta di riforma costituzionale presentata lo scorso 18 aprile

Bologna

12 Maggio 2012 - 15:30

Convento di San Domenico - Piazza San Domenico, 13

 

I Comitati Dossetti per la Costituzione ritengono di non poter lasciar passare sotto silenzio e senza alcun dibattito nel Paese (come è appena accaduto per l’ art. 81 Cost. sul "pareggio di bilancio") un provvedimento di tale importanza.

A tal fine, il Presidente Raniero La Valle e il Vice Presidente Luigi Ferrajoli con  Alessandro Baldini, Francesco di Matteo e Maurizio Serofilli hanno indetto un incontro pubblico a Bologna, per illustrare la portata delle proposte avanzate e fornirne una prima valutazione.

I Comitati Dossetti ne parlano con

Valerio ONIDA, Presidente emerito della Corte Costituzionale

Umberto ALLEGRETTI, Università di Firenze

Gaetano AZZARITI, Università La Sapienza di Roma

Lorenza CARLASSARE, Università di Padova

Mario DOGLIANI, Università di Torino

Luigi FERRAJOLI, Università Roma Tre, Vicepresidente dei Comitati Dossetti

Andrea MANZELLA, Università Luiss di Roma

Introduce Raniero LA VALLE, Presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione

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Il testo delle proposte avanzate

Seminario sui sistemi elettorali

Democrazia, buon governo e sistemi elettorali. L’esperienza straniera: Francia, Germania, Spagna

Bologna

9,16,23 - Maggio 2012

 

Villaggio del Fanciullo - Via Scipione dal Ferro 4 - ore 21:00-23:30

 

MERCOLEDI 9 MAGGIO ORE 21

Il sistema uninominale maggioritario a doppio turno francese

Presentazione dei Seminari di Domenico Cella, Presidente dell’Istituto De Gasperi.

Lezione del Prof. Aldo Di Virgilio, docente di Scienza Politica dell’Università di Bologna.

 

MERCOLEDI 16 MAGGIO ORE 21

Il sistema proporzionale personalizzato tedesco

Introduzione di Enrico Tesini, membro del CdA dell’Istituto De Gasperi.

Lezione della dott.ssa Silvia Bolgherini, docente di Politica comparata e analisi delle politiche pubbliche dell’Università di Napoli Federico II.

MERCOLEDI 23 MAGGIO ORE 21

Il sistema proporzionale con effetti maggioritari spagnolo

Introduzione del prof. Justin Frosini, docente di Diritto Pubblico dell’Università Bocconi di Milano.

Lezione del Prof. Salvatore Curreri, docente di Istituzioni di diritto pubblico presso l' Università Kore di Enna.

Riflessioni conclusive ed apertura alla situazione italiana di Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Universitario Europeo (Firenze).

Organizzato da:

 


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Volantino dell'iniziativa.

Scheda di adesione dell'iniziativa.

DIAZ - 10 anni dopo il G8 di Genova

PARTITI, MOVIMENTI, DEMOCRAZIA: quale futuro per il paese?

Modena

21 Aprile 2012

Ne parliamo con :

  • Lorenzo Guadagnucci (Giornalista de “La Nazione” )
  • Massimo Mezzetti (Assessore alla Cultura Regione Emilia Romagna )
  • Giuseppe Boschini (Segratario Comunale PD Modena )

Coordina il dibattito:

  • Stefano Rimini (Giornalista, Consigliere Comunale Modena )

La recente uscita del film “DIAZ” di Daniele Vicari, il cui sottotitolo emblematicamente recita “la più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la II Guerra Mondiale”, suggerisce una riflessione sui cambiamenti in corso nella società e nel Paese.

Partendo dalla testimonianza di Lorenzo Guadagnucci, protagonista del film, che come giornalista de “Il Resto del Carlino” si trovò dentro la caserma Diaz di Genova, “Agire Politicamente”, desidera proporre una riflessione sulle evoluzioni in atto nella società che coinvolgono tra l’altro i partiti ed i movimenti politici di base.

Ci aiuteranno in questa riflessione Massimo Mezzetti, Assessore Regionale alla cultura ed esponente di spicco di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà), da sempre attento alle dinamiche ed agli apporti dei Movimenti politici di base, e Giuseppe Boschini, segretario Comunale del PD di Modena, che da tempo sta cercando di rinnovare il complesso rapporto tra i cittadini e la politica.

Coordina il dibattito Stefano Rimini, giornalista, consigliere Comunale PD di Modena, anch’egli attento alle istanze dei Movimenti ed al necessario rinnovamento dei partiti politici.

 

Organizzata da

Agire Politicamente - Modena


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