Democrazia e Istituzioni

EUROPA: VERSO DOVE?

Scontro e composizione delle sovranità europee

Milano
 Sabato: dal 17 novembre 2012 a 8 giugno 2013

 

Coordinatore del corso: Giovanni Bianchi

E’ crollato il vecchio ordine internazionale e quello nuovo è in fase di faticosa gestazione. Questa percezione del passaggio d'epoca ci obbliga a pensare europeo in un Vecchio Continente che non è più al centro della storia. L'Europa che verrà è un'Europa oltre se stessa, con il welfare che la distingue e che è al centro degli attacchi dei mercati. Non solo una moneta, ma una cultura che ha segnato i popoli e i secoli, un sogno politico e istituzionale da rinnovare, oltre i ritardi ostinati dei nazionalismi e delle piccole patrie.

 

Prossimi appuntamenti:

Sabato 8 giugno 2013: Lavoro e diritti sociali in Europa
LUCIANO GALLINO, Lotta di classe. Dopo la lotta di classe
introduce Lorenzo Gaiani

Eventi della stessa serie, già avvenuti (con possibile disponibilità delle registrazioni):

Sabato 17 novembre 2012: Italia, Europa, Mondo
MICHELE SALVATI, Tre pezzi facili sull’Italia: democrazia, crisi economica, Berlusconi
introduce Salvatore Natoli

Sabato 15 dicembre 2012: Finanza pubblica, moneta unica e unione europea
MASSIMO BORDIGNON, Europa: la casa comune in fiamme
introduce Stefano Guffanti

Sabato 19 gennaio 2013: Istituzioni europee e sovranità
Enrico Letta, L'Europa è finita?

Evento annullato !!! - In sostituzione alla prevista lezione di Enrico Letta, impossibilitato ad intervenire:

Sabato 19 gennaio ore 9:30 - 13:00
FABIO MILANA, GIOVANNI BIANCHI: Un Dossetti a venire

introduce Luca Caputo
Incontro, nel centenario della nascita del monaco di Monte Sole

Sabato 9 febbraio 2013: Contrazioni e dilatazioni delle libertà in Europa
MAURO MAGATTI, La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto
introduce Paolo Masciocchi

Sabato 23 febbraio 2013: Le ragioni lunghe della storia, le origini della crisi europea e italiana
GUIDO FORMIGONI, La politica internazionale nel novecento
introduce Andrea Rinaldo

Sabato 16 marzo 2013: Le teologie europee
ROSINO GIBELLINI, Breve storia della teologia del XX secolo
introduce Roberto Diodato

Sabato 20 aprile 2013: Matrici culturali comuni che  possano tenere unita l'Europa
GIAN ENRICO RUSCONI, Cosa resta dell'Occidente
introduce Marica Mereghetti

Sabato 25 maggio 2013: Il rapporto socio antropologico tra le culture europee
ADRIANO PROSPERI, Il seme dell’intolleranza. Ebrei, eretici, selvaggi: Granada 1492

Evento annullato !!! - In sostituzione alla prevista lezione di Adriano Prosperi, impossibilitato ad intervenire:

Sabato 25 maggio 2013
GIOVANNI BIANCHI: POLITICA O ANTIPOLITICA? - Tra passione e qualunquismo

introduce Luca Caputo


Per informazioni e iscrizioni:

tel. 335 6064942 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - CIRCOLI DOSSETTI

Vedi appuntamento

Volantino dell'iniziativa.

L'attualità della visione di Adriano Olivetti

Stefano Volante

Presidente di Communitas2002 - Cittadini per l’Etica nella politica
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Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. http://www.communitas2002.org.

 

È stato definito come l'industriale più eretico e geniale del dopoguerra. Fatturati record, 36.000 operai felici, prodotti d'avanguardia in diversi settori dello scibile umano. Un pensiero poliedrico che approfondiva interessi in campo industriale, politico, estetico, associativo...e ancora urbanistico, sociologico, letterario, filosofico aziendale, letterario, editoriale..Tutte le attività erano armonizzate secondo un unico disegno che Adriano Olivetti seguiva sempre in prima persona sino al raggiungimento del risultato positivo.

Per i capitani d'industria che invece puntavano sull'industria pesante - auto e chimica - l'eretico di Ivrea era un "bubbone da estirpare".

E così fu: come molti grandi italiani, Adriano Olivetti fu incompreso, isolato e dimenticato.

L'attuale debolezza della politica, espressa dai partiti sradicati dalla Società e dal territorio, riporta alla mente quanto quest'uomo disse illuminando per quasi mezzo secolo il palcoscenico mondiale: "Uno dei fatti più salienti nella storia degli ultimi decenni è certamente il decadere degli istituti parlamentari in tutti gli stati. La causa (..) deve ricercarsi nel progressivo evolvere della natura dei problemi sottoposti all'esame dei degli organi legislativi, che da un contenuto essenzialmente politico hanno assunto un prevalente contenuto economico e sociale". Infatti "le procedure parlamentari (..) sono atte ad affrontare i problemi di carattere generale, mentre si prestano assai meno allo studio dei problemi la cui tecnicità esige la consultazione di organismi specializzati".

In questo modo, sin dagli anni '50 Olivetti mette all'indice il problema della funzionalità e dell'immobilismo del Parlamento, approfondendo il fenomeno della partitocrazia (coniato da Maranini) ed analizzando già allora le conseguenze degenerative sul livello di competenza, sull'autonomia e sulla rappresentatività reale del Parlamento, con l'effetto più grave della confusione dei poteri e della stasi dell'esecutivo.  Come vediamo, Olivetti era in anticipo di diversi decenni sulla politica e sul pensiero dominante nel suo tempo.

Sin dall'inizio tutta l'attività di Adriano fu tesa alla ricerca della partecipazione, del coinvolgimento e della crescita sociale dei lavoratori, la cui efficienza si raggiunge migliorandone  le condizioni di lavoro: il lavoratore è innanzitutto un essere umano, e va messo al centro di questo Rinascimento che stava investendo la fabbrica di Ivrea.

Per oltre 30 anni Ivrea fu un fiorire di eventi culturali, mostre e proiezioni di film, vera fucina di idee che andò oltre il provincialismo e che lasciò gli operai finalmente fieri del proprio ruolo, segnando la nascita di una sorta di socialismo aziendale e reclutando i migliori intellettuali del tempo, tanto da diventare un cenacolo di primaria grandezza: scienziati, artisti, psicologi, filosofi, architetti vennero chiamati per cambiare le regole del gioco, migliorare la qualità della vita e salvaguardare il simbolo dell'innovazione, nel tentativo di valorizzare il lavoro, ricercare fiducia nei giovani, perseguire responsabilità sociale, costruire cultura e attenzione per l'ambiente per poter testimoniare  come l'Olivetti sia stata per anni il simbolo in un'Italia nuova.  Ma nella forma mentis di quest'uomo del Rinascimento impresa, cultura e politica rappresentavano un unicum plasmato da un'Etica formidabile, che metteva al centro del suo mondo il benessere dell'uomo in tutte le sue forme.  Secondo Olivetti, la nostra Società, al di là del Socialismo e del Capitalismo, crede nei valori spirituali, della scienza e dell'arte, ma soprattutto, ritiene che gli  ideali della Giustizia non possano essere estraniati dalle contese tra capitale e lavoro, tanto da affermare che la sua impresa potesse essere un mezzo di elevazione e riscatto per l'uomo, e non solo un mezzo per raggiungere il profitto fine a se stesso ed alla crescita a tutti i costi.

A chi pensava esclusivamente all'arricchimento facile, Adriano Olivetti contrapponeva una filosofia lontana dai soliti cliché di un'Italia capace solo d'arrangiarsi ma non di crescere e svilupparsi, visto che per lui la ricchezza era la crescita della società nel suo complesso, tutelando anche il territorio e difendendo le risorse ambientali.

Contrapponendo il senso della Comunità ai particolarismi, il valore della società ai miopi interessi, la ricchezza che può derivare dallo sviluppo sostenibile alla povertà dello sfruttamento delle risorse, si può arrivare a comprendere una parte dello sconfinato lavoro umano di Adriano.

Sognatore? Utopista? Molti lo hanno bollato in  questo modo, non arrivando a comprendere la complessità del suo pensiero e delle sue ricerche che lo portavano oltre i ristretti confini aziendali, spinto da un'Etica umana che lo portava a raggiungere altissimi risultati nei campi più disparati: per esempio quando negli anni trenta, da grande Urbanista, elaborò una riflessione originale ed anticipatrice componendo il Piano Regolatore della Valle d'Aosta, frutto anche di soggiorni negli Stati Uniti e nell'Unione Sovietica.

È per tutti questi motivi che l'azione di Communitas2002 si è sempre ispirata alla ricerca di valori come Etica, Legalità e Giustizia, che furono ben presto dimenticati insieme all'opera di Adriano. Per cercare di continuarla, la nostra funzione di analisi e proposta si manifesta continuamente con idee costruttive nei confronti del mondo politico, spaziando da proposte applicabili immediatemente come istituire l'anagrafe tributaria pubblica di eletti e nominati, togliere i vitalizi, imporre dei controlli imparziali e certificati su tutte le strutture pubbliche e private; eliminare i fondi "a pioggia" per i Gruppi Regionali e le Province.

Sarà invece necessario un po' di tempo per imporre il limite tassativo di 2 legislature per tutte le cariche istituzionali e per diminuire il numero dei Parlamentari e delle Giunte Provinciali e Regionali, nonché per poter effettuare efficacemente i controlli effettivi sulle Società esterne.  Con questo spirito, bisognerà raccogliere le parti migliori della Società, a prescindere dal proprio orientamento, per costruire un Governo più efficiente, onesto ed innovatore, e ridare credibilità al Paese.

Nel solco della missione Etica e riformatrice di Adriano Olivetti.   Fondamentale,  oggi e sempre.

Stefano Volante - Presidente di Communitas2002 Cittadini per l'Etica nella politica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. http://www.communitas2002.org. E' certo comunque che Adriano Olivetti unì delle indubbie capacità manageriali che portarono la Olivetti ad essere la prima azienda del mondo nel settore dei prodotti per l'ufficio con    un'instancabile sete di ricerca  e di sperimentazione su come si potesse armonizzare con l'affermazione dei diritti umani e con la democrazia partecipativa, dentro e fuori la fabbrica

Lettera aperta agli Onorevoli Parlamentari della Repubblica

E per conoscenza:

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente della Corte Costituzionale

Al Presidente del Consiglio dei Ministri


Vogliamo una Repubblica basata sulla separazione e sull’equilibrio di poteri che concorrano armoniosamente al bene comune.

Vogliamo partiti politici ordinati su principi e regole di democrazia interna,  con finanziamento e  bilanci trasparenti.

Vogliamo che ci venga restituito il diritto di scelta dei nostri rappresentanti nelle sedi elettive.

Vogliamo rappresentanti politici insospettabili di interesse personale.

Vogliamo un Parlamento che rappresenti il pluralismo degli orientamenti politici e delle aspirazioni presenti nella società italiana, sulla base del principio che ciascun voto debba avere pari peso:  respingiamo pertanto qualsiasi premio di maggioranza  distorsivo  della  volontà popolare

Vogliamo un Parlamento autorevole, dove ogni parlamentare rappresenti  la nazione senza vincolo di mandato, e che discuta e deliberi sulle leggi e sui programmi, mediante un confronto autentico e serrato tra maggioranza e opposizione, libero di sfiduciare il Governo, se lo ritiene opportuno, senza temere il ricatto politico dello scioglimento anticipato delle Camere.

Vogliamo un Presidente del Consiglio, scelto dal Presidente della Repubblica, e che ottenga, insieme al Governo,  la fiducia delle Camere.

Vogliamo una magistratura indipendente e con il Pm titolare dell’azione penale obbligatoria.

PERCIO'

Difendiamo la Costituzione  e ci battiamo per la sua compiuta attuazione.

Vogliamo che sia rispettata la volontà popolare chiaramente espressa con il referendum del 2006, che ha ribadito la fedeltà del corpo elettorale all’ordinamento e ai principi in essa statuiti.

Vogliamo che eventuali modifiche della Costituzione riguardino in via esclusiva emendamenti puntuali del testo, sui quali i cittadini possano essere chiamati a pronunciarsi senza ambiguità, dopo ampio dibattito democratico

Respingiamo pertanto, nel metodo e nel merito, il progetto di riforme della Costituzione in discussione al Senato. Vi sollecitiamo a dedicare invece l’ultimo scorcio di legislatura a questioni prioritarie, quali: i provvedimenti  per affrontare efficacemente la crisi economica e sociale, la riforma urgente del sistema elettorale, la riforma dei partiti e del loro finanziamento, la legge sul conflitto di interessi.

Vogliamo più politica, ma buona politica, orientata al bene comune!


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Giugno 2012

Iniziativa promossa dai Comitati "Salviamo la Costituzione", già sottoscritta da alcuni firmatari, a cui si può aderire accedendo a: www.petizionepubblica.it/?pi=buonapol o tramite la pagina Facebook di "Salviamo la Costituzione – Bologna".

In difesa della Costituzione

“Vogliamo più politica, ma buona politica, orientata al bene comune!”

Lettera aperta agli Onorevoli Parlamentari della Repubblica

e per conoscenza:

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Presidente della Corte Costituzionale

Primi sottoscrittori:

  • Alessandro Baldini;
  • Anna Alberigo;
  • Bruno Giangiacomo, presidente aggiunto sessione GIP Bo;
  • Derek Jones;
  • Domenico Gallo;
  • Elena Barca, Dott. dirigente amministrativo Trib. Bo;
  • Elly Schlein;
  • Flavio Fusi Pecci;
  • Francesco Scutellari, Presidente del tribunale di Bologna;
  • Gianni Ghiselli;
  • Giorgio Tassinari;
  • Giovanna Pesci Enriques;
  • Giuseppe Giampaolo;
  • Laura Governatori;
  • Laura Grassi (Avv.);
  • Lorenzo Compagna;
  • Luca Alessandrini;
  • Luca Rondoni;
  • Luigi Ferrajoli;
  • Luisa Marchini;
  • Marcello Fois;
  • Maria Elisabetta Luciani;
  • Maurizio Lillo, presidente di sessione GIP Bo;
  • Nicola Muschitiello;
  • Otello Ciavatti;
  • Paola Calzolari;
  • Paolo Bolognesi;
  • Piergiorgio Maiardi;
  • Raniero La Valle;
  • Riccardo Lenzi;
  • Sergio Caserta;
  • Sergio Givone;
  • Umberto Romagnoli;

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Giugno 2012

Iniziativa promossa dai Comitati "Salviamo la Costituzione"; (vedi articolo: Lettera aperta agli Onorevoli Parlamentari della Repubblica), a cui si può aderire inviando l'adesione a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Semipresidenzialismo da rimandare

Nino Labate

da EUROPA - Commenti

15 giugno 2012

Cari amici cattolici democratici, ho seguito il dibattito che ha fatto seguito all’emendamento Berlusconi sul semipresidenzialismo. Giocato a poker senza ritegno contro la nuova legge elettorale. I limiti del Porcellum sono noti. Non c’è stata migliore definizione: una vera “porcata”. E confido in una sua urgente modifica assieme al pacchetto di riforme già in cantiere. Ma con poche speranze dal momento che in cambio è stato irresponsabilmente richiesto il gollismo francese. Su cui, presumo, la stragrande maggioranza di italiani e una parte dei cattolici sono contrari.

La domanda è la seguente: è questo il parlamento gregario che eventualmente dovrebbe essere chiamato ad approvare la riforma costituzionale e con essa la Terza repubblica? Il dibattito che ha fatto seguito, anche nella recente direzione del Pd, mi ha rincuorato: «I tempi sono lunghi… pensiamo alla legge elettorale». Avrei però preferito che si entrasse nel merito. Consapevoli infatti che si tratta di una riforma che segnerà il futuro della democrazia italiana la cui visibile crisi non rimanda necessariamente al cesarismo. Con le appartenenze ormai preda delle emozioni, e con una società educata per venti anni a curare il proprio orticello e il proprio edonismo, questo emendamento, pur mascherato di governabilità, potrà anche in seguito nascondere qualche tentazione autoritaria. Esagerazione? Può darsi. Benché la nostra cultura cattolico democratica di provenienza, rigetta qualunque forma di centralismo politico e istituzionale, privilegia la collegialità al posto del decisionismo solitario e la coscienza politica al posto della scienza politica, sono però in buona compagnia quando chiedo chiarimenti sui contrappesi, a partire dal parlamento e arrivando alla corte costituzionale, prima di affidare le redini del paese a un “capo-cocchiere” eletto dal 50% degli elettori e col 30% di consensi.
La vulgata storiografica del pensiero politico cattolico non ha mai concesso molto al suo riformismo. Molto di più al conservatorismo o al moderatismo. Quest’ultimo tornato di moda senza essere ben definito, proprio quando i ceti medi e la borghesia prendono l’ascensore in discesa. Sapete che non è stato così. Lo stesso “bolscevico” Dossetti era convinto che la Costituzione potesse essere «suscettibile di singole modificazioni o completamenti omogenei». Ma mai stravolta, o cambiata tout court, come pretendevano alcuni “saggi” riuniti in una baita del Cadore. Dossetti cercava garanzie. Garanzie che deve fornire un parlamento forte, in grado di bilanciare l’elezione diretta del presidente.
Osservo allora che sugli equilibri tra i poteri canonici della nostra democrazia costituzionale, e sui contrappesi necessari per controllare un esecutivo forte, se ne è parlato poco. Si è parlato solo (e molto) – specie a destra – dei poteri del presidente una volta eletto direttamente. Assente del tutto la funzione che potranno esercitare i cittadini governati da un presidente dotato di maggiori poteri. Dall’ultima bicamerale son trascorsi 15 anni. Un periodo di tempo i cui cambiamenti sono da paragonare a mezzo secolo di storia economica, sociale e culturale. Basti solo lo sviluppo del web e l’eurozona. Vi chiedo se a distanza di 15 anni vi sembra ragionevole pensare che un «uomo solo al comando» possa governare i cambiamenti di portata epocale che ci stanno di fronte.
Il consociativismo non c’entra. C’entra invece che nessuna formula raffinata di calcolo infinitesimale è in grado di predire quello che succederà fra soli 5 anni. Mentre al momento noi continuiamo a divertirci con il supermercato delle liste civiche – parodia del pluralismo – e con quei nuovisti del nichilismo antipolitico, della “fine della storia” e delle esperienze umane da rottamare. Tenete duro. Rimandate. Ci saranno tempi migliori per il semipresidenzialismo. Ma oggi concentratevi solo sulla legge elettorale.
Questo è il tempo di riflettere molto prima di compiere qualunque scelta.

 

Culturalmente dispersi e frammentati nel paese, nelle città e nelle parrocchie; nell’associazionismo minuto e in quello storico; nelle tante fondazioni e centri di studio, nei movimenti più o meno laici e in quelli più o meno cattolici, ci siamo illusi che questa sia la vera ricchezza del cattolicesimo democratico. Storicizzato il politico, sapete che se ciò rimane vero per il sociale, è falso per il culturale.

 

Le “mille isole felici” autoreferenziali, conducono infatti alla dispersione di intelligenze e risorse. Alle divaricazioni della ricerca. Mentre invece questo è tempo di studio, collegiale e alla pari, come suggeriva Zaccagnini. Senza nostalgie di un passato politico unito, irripetibile. Perché a questo cattolicesimo culturale l’attende un solo compito: filtrare la nobile tradizione di pensiero e prendere ciò che di buono è rimasto del rapporto fedepolitica, per consegnarlo con umiltà e senza dogmatismi alla democrazia del paese.
I media non ne hanno parlato, ma appena un paio di settimane fa un gruppo di 25 associazioni di cattolici democratici riuniti a Roma alla Domus Pacis attorno al nascente portale C3 dem, ha fatto propria la lezione di Lazzati sulla “condizione preliminare” dell’agire politico per i cristiani laici. Che «è quella del pensare». E ci stanno provando. Speriamo solo che anche in questa lodevole iniziativa non ci sia voglia di leadership e che nessuno voglia esercitare egemonia. Anche perché non hanno in testa nessun partito, nessuna lista civica e nessuna corrente. Ma proprio per questo non dovrebbero essere lasciati soli. A partire dalla riforma costituzionale da cui hanno preso le distanze.

 

 

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