“Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio”

Alvaro Bucci

5 dicembre 2025

Questo il titolo della mostra itinerante, dedicata al grande statista trentino,

La mostra "Servus inutilis" nasce dall'iniziativa di un gruppo di studenti dell’Università degli Studi di Milano e della Scuola di formazione politica della Fondazione De Gasperi, in occasione del 70° anniversario della morte di De Gasperi (1954). Ed è stata quindi realizzata con il supporto della Fondazione De Gasperi e della Fondazione  Meeting per l’amicizia tra i popoli, con il contributo di altri enti.

La mostra, che sta toccando varie città del nostro Paese, risponde appieno all’obiettivo, che si è posto la Fondazione De Gasperi per cui è nata, di tenere viva la memoria del lascito umano, culturale e politico di Alcide De Gasperi e per provarne l’attualità e la validità nel leggere e affrontare le sfide poste dal tempo presente. Un’esigenza di viva attualità.

Non possiamo nascondere come, nel quadro dell’attuale desolante agire politico di saltimbanchi, privi di proposte per un futuro che dia speranza, che si riscontra nel nostro Paese, non manchino riferimenti alla figura e al pensiero di De Gasperi. Opportuni questi richiami, ma occorre salvaguardarsi dalle grossolane strumentalizzazioni che ne possono scaturire specialmente da personaggi politici che intendano coprire propri orientamenti ricorrendo a interpretazioni falsificate di categorie politiche tratte dall’agire politico di De Gasperi.

Così per quanto riguarda il “centrismo” di De Gasperi, evocato soprattutto da componenti “centriste” dell’attuale compagine di destra, che addirittura tenterebbero di appropriarsi della sua eredità politica.

Precisa bene al riguardo lo storico Pietro Scoppola, secondo cui “la scelta centrista di De Gasperi è caratterizzata dal costante sforzo di una collaborazione con le forze del centro e della sinistra democratica nella maggioranza di governo, da parte di una Democrazia cristiana che De Gasperi stesso, in un’intervista a «Il Messaggero» del 17 aprile 1948, proprio alla vigilia delle elezioni del giorno successivo, definisce «un partito di centro che cammina verso sinistra»”.

Così, rispetto alle attuali stantie evocazioni, delle destre del nostro Paese, dei fantasmi comunisti che costituirebbero un presente pericolo, dimenticando lo sviluppo della storia, ben diversa è stata la posizione di De Gasperi nei confronti del comunismo di allora, a livello nazionale e internazionale.

Continuando a seguire anche l’analisi di Scoppola, occorre rammentare che, pur nella consapevolezza che l’opposizione al comunismo diventava condizione essenziale della ricostruzione democratica, quello che caratterizza la politica di De Gasperi e, nel complesso, della classe dirigente della Dc, è il carattere democratico dell’anticomunismo. “Non si comprendono la storia della Repubblica e l’opera di De Gasperi – puntualizza testualmente Scoppola - se non si dà il giusto rilievo a questa categoria dell’anticomunismo democratico, troppo a lungo ignorata, di un anticomunismo cioè convinto di potere e di dovere far fronte alla pressione comunista con gli strumenti della democrazia, nella Costituzione, nel rispetto della legge, in Parlamento, sulla base del consenso democratico dell’elettorato: non ogni anticomunismo nell’Italia di allora (e di oggi, quando il comunismo non c’è più) aveva questi caratteri”. [*]

Nei confronti della destra De Gasperi, e quindi la Democrazia Cristiana, ebbe una posizione di netta chiusura. Va infatti considerato che dopo il ventennio fascista la Democrazia Cristiana, partito di centro che aveva scritto insieme alle altre forze democratiche e antifasciste la Costituzione Repubblicana, si candidava a governare il Paese e non poteva che guardare alla sua sinistra per costruire rapporti di confronto e di collaborazione; non poteva certo rivolgere la stessa attenzione al versante destro che risultava presidiato dal MSI, formazione-rifugio per molti ex-repubblichini di Salò ed altre persone fortemente compromesse con il regime fascista.

Mi sembra significativo al riguardo la vicenda delle elezioni amministrative del 1952 a Roma, dove l’ipotesi di un successo della lista Nitti, espressione soprattutto di comunisti e socialisti, aveva scatenato il panico negli ambienti cattolici. Ambienti della Curia romana e dell’Ac, guidata da Luigi Gedda, cominciarono a manifestarsi come strumento di pressione nel tentativo di condizionare le scelte politiche della Dc fino a proporre che la Dc allargasse il fronte mediante una lista unica fino alla destra. Ma De Gasperi, con la Dc, rigettò tale proposta e, dopo un confronto con lo stesso Pio XII, si pensò a Luigi Sturzo, noto per il suo antifascismo, come possibile mediatore. Che propose di formare e guidare “una lista unica che raccolga le migliori competenze amministrative e dia motivo ai partiti di rinunziare a presentare le proprie liste” facendo convergere su di essa i voti degli elettori.

Ma l’operazione, con le perplessità di De Gasperi e della Dc e la contrapposizione delle posizioni dei partiti laici del governo e di Gedda rispetto alla partecipazione delle destre, non andò a buon fine.

Alla fine della lunga e snervante ricerca di una soluzione, si arrivò alla decisione più logica e scontata: l’apparentamento tra Dc, Psdi, Pri e Pli, con l’adesione di una lista minore di centro, denominata “Fronte economico commerciale”, formata da rappresentanti di ambienti commerciali romani. E tale coalizione conquistò il Comune.

Sull'Europa il pensiero politico di De Gasperi era incentrato sulla pace duratura e sulla ricostruzione post-bellica, vedendo nell'unità europea l'unica via per superare i conflitti. Credeva che una federazione europea avrebbe permesso agli Stati di integrarsi e sostenersi a vicenda, promuovendo al contempo la ricollocazione dell'Italia come democrazia occidentale. Fu un pioniere nell'integrazione economica (CECA) e politica, sostenendo la Dichiarazione Schuman e contribuendo a gettare le basi dell'attuale Unione Europea. Ma ben diversa, chiaramente, dall’impostazione che intendono perseguire gli attuali sovranisti di casa nostra.

Da ultimo, non si può sottacere come De Gasperi ebbe un ruolo decisivo nel garantire il clima necessario ai lavori della Costituente: neutralizzò nella fase preparatoria spinte giacobine, in nome del potere assoluto della sovranità popolare, allora presenti nella sinistra e oggi riemergenti paradossalmente a destra, e garantì il quadro politico del lavoro costituente, anche dopo la crisi dell’unità antifascista nel maggio 1947. “Rese così possibile – puntualizza al riguardo Scoppola - quell’approvazione quasi unanime del 27 dicembre che fa della Costituzione un elemento cardine della convivenza civile nel nostro Paese”. Una Costituzione, quindi, da difendere fermamente contro il disegno di stravolgimento che l’attuale maggioranza governativa intende perseguire con le proprie riforme.

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[*] “Cerchiamo di intenderci. Se sinistra vuol dire – ed io contesto che questa parola abbia sempre tale significato – apertura verso il progresso sociale, verso la giustizia per i lavoratori, allora non è vero che noi non andiamo o non vogliamo andare verso sinistra: siamo per principio a sinistra, in questo senso.” Milano ott. 1953