Democrazia e Istituzioni

Lui, un bocconiano mite

«E io dico per fortuna». Intervista controcorrente a Luigino Bruni

Intervista di Giuseppe Frangi

25 Novembre 2011

Nei giorni dell’insediamento di Mario Monti la pressione mediatica dei “bocconiani” doc s’è fatta sentire. Alesina e Giavazzi sul Corriere della sera (editorale a doppia firma), Luigi Zingales dalla prima del Sole 24 Ore, Tito Boe su La Repubblica,

Interventi a volte dai toni vagamente intimidatori, con una lista di richieste di un oltranzismo anche violento (il culmine lo ha toccato Zingales suggerendo «l’espropriazione delle fondazioni bancarie ...).

Luigino Bruni alla Bocconi ha lavorato otto anni, prima di lasciare via Sarfatti per approdare alla Bicocca dove ora insegna, È un economista mite, ma questa volta davanti all’assedio concentrico non ce l’ha fatta a tacere.

«Questi professori sono tutti quelli che ci hanno attaccato quando mesi fa insieme a Stefano Zamagni, Leonardo Becchetti e ad altri 200 studiosi abbiamo lanciato un appello ragionato per propone la Tobin Tax. Per loro vincolare la finanza a orientamenti di carattere etico o sociale rappresenta un’eresia teorica. La finanza deve avere mani libere sempre.

E anche Guido Tabellini, il rettore della Bocconi, è schierato su queste posizioni. Leggendo loro, come anche lavoce.info si ha sempre la sensazione che la finanza speculativa sia la sola cura possibile per guarire dalla crisi. Per cui sono ostili a priori ad ogni regolamentazione. Peccato che la flnanza speculativa non sia la cura, bensì la malattia...»

Anche Monti è figlio della Bocconi lì si è laureato e lì è stato anche rettore per cinque anni dal 1989 al 1994, prima di diventarne presidente. Come la mettiamo?

Ma Monti viene da una cultura diversa. I suoi anni erano quelli della Bocconi di Innocenzo Gasparini, un grande animatore culturale, uno che in anni non sospetti puntava sull’economia di territorio. Una cultura ben diversa da quella totalmente globalizzata di questi ultraliberisti. Mi permetto anche di dire che la Bocconi di quegli anni era anche più pluralista. Oggi mi sembra sta diventata una cattedrale del mercatismo.

È anche questo uno del motivi che la convinsero a lasciare otto anni fa?

In parte si. Era palese che il nostro approccio veniva visto come del tutto inutile. Etica e attenzione al sociale erano visti solo come dei freni alla crescita. Sembrava ci fosse spazio per un pensiero unico, ad esempio quello che escludeva che il sistema potesse mai andare in default. Evidentemente hanno sbagliato i calcoli ma continuano a voler dettare la linea.

Certo che la politica In questi anni ha lavorato per loro. Se non nelle intenzioni, almeno con la sua incapacità...

Questo e il dramma: abbiamo talmente incattivito la politica come luogo degli interessi e non più del bene comune. Ma qui c’è una responsabilità anche dei cattolici.

In che senso?

Con la Seconda Repubblica si sono accontentati di restare nel prepolitico. Ora penso che non sia più possibile restare in questa posizione. Ricorrendo alla metafora dell’incendio, possiamo dire che Monti è chiamato a spegnere le fiamme. Poi si dovrà ricostruire. E quello è compito che non può toccare a lui. Tocca di nuovo alla politica. Ma a quale politica se non si trovano risorse nel civile?

Il civile non è solo costituito dal cattolici...

Certo. Ma, lo dico da cattolico, non dobbiamo tirarci indietro e non vedere che la Chiesa è l’unica realtà che abbia ancora un popolo dietro di sé. I cattolici son l’ultimo grande luogo dell’eccedenza su cui questo Paese può contare.

Eccedenza in che?

Nel senso di eccedenza rispetto ai propri interessi, verso il bene comune. Se non si genera da lì una classe dirigente nuova, da dove pensiamo che nasca? C’e bisogno di inventare qualcosa che vada oltre la forma partito e oltre lo schema destra-sinistra. Inventarsi una forma che stia tra il movimento e l’istituzione, Ma non ho dubbi: tocca ai cattolici inventarla.

L’Italia sono anch’io

Campagna per i diritti di cittadinanza

Novembre 2011

Segnalato da: ASSOCIAZIONE NUOVE GENERAZIONI (Rete c3dem )

L’integrazione degli stranieri immigrati nel nostro paese passa anche attraverso il diritto di cittadinanza e di voto!

Due proposte di legge a iniziativa popolare riguardano rispettivamente: “Nuove norme sulla cittadinanza” e "Norme per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e nazionalità”.

Certamente cittadinanza e voto non garantiscono da sole l’integrazione degli immigrati nella nostra società. Accoglienza e integrazione sono, infatti, processi complessi che necessitano di confronto tra le culture e di apertura e tolleranza reciproca.

Tuttavia, soprattutto il voto nelle elezioni locali e regionali, rappresenta sicuramente una efficace forma di responsabilizzazione e di radicamento dei cittadini stranieri nella comunità in cui vivono con i propri figli.

Scopriamo di essere ormai anche noi un Paese di seconde generazioni, come gli Stati europei di più antica immigrazione. Sono oltre 700.000 i figli di immigrati nelle scuole italiane Il 42.1% di loro sono nati in Italia.

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dal sito ufficiale “L’Italia sono anch’io

Volantino dell'iniziativa.

Alcide De Gasperi, Maestro di Libertà: l’Uomo, lo Statista, Padre dell’Europa

San Marino Città - San Marino

Sabato 26 novembre 2011

Teatro Titano - P.zza Sant’Agata

Collocandosi nell’ambito degli eventi per il 150° dell’Unità d’Italia e nella serie “Maestri di Libertà”, dedicati in precedenza a Concetto Marchesi, Luigi Sturzo, Luigi Einaudi, il convegno propone all’attenzione della cittadinanza la figura e il pensiero del fondatore della Democrazia Cristiana, Presidente del Consiglio dei Ministri negli anni della Ricostruzione, statista considerato uno dei Padri dell’Europa.

Sarà innanzitutto la figlia Maria Romana a presentare i tratti dell’uomo, del padre affettuoso, dell’amico leale, del cattolico democratico coraggiosamente impegnato per il suo Paese. I contributi di carattere storico saranno affidati al professor Pier Luigi Ballini dell’Università di Firenze, che parlerà della lungimirante visione europeista di De Gasperi, e al professor Maurizio Ridolfi dell’Università della Tuscia, che metterà a confronto con il centrismo le posizioni di altre due grandi figure della politica degli anni ’50, Nenni e Togliatti. Al professor Renato Di Nubila dell’Università di Padova, ideatore dei convegni della serie “Maestri di libertà”, il compito di affrontare il tema delle relazioni fra San Marino e De Gasperi, negli anni del governo delle sinistre (1945-1957) e nell’ambito delle difficili relazioni internazionali, caratterizzate dal clima della “guerra fredda”.

Nell’occasione del convegno l’Azienda Autonoma di Stato Filatelico Numismatica presenterà il “dittico” di francobolli appositamente dedicati al grande Statista e, nel pomeriggio, il pensiero e l’opera di De Gasperi verranno letti in chiave di attualizzazione, nella tavola rotonda “L’eredità di De Gasperi oggi, in tempi e situazioni diverse”, moderata da Carmen Lasorella, direttore  di Sanmarino Rtv. Alla tavola rotonda parteciperanno illustri giornalisti: il Direttore de “Il Sole 24 Ore”, Roberto Napoletano, il direttore de “Il Riformista”, Emanuele Macaluso, l’editorialista de “La Stampa”, Marcello Sorgi.

A completamento e a chiusura dei lavori, alle ore 21, sempre al Teatro Titano, il “Coro del Noce -Val di Sole”, accompagnato dall’Assessore alla Cultura della Provincia di Trento, Franco Panizza, terrà un concerto con un repertorio di temi cari a De Gasperi, con motivi trentini, nazionali ed internazionali.

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Volantino dell'iniziativa.

Contro il culto della personalità

Appello promosso dai "Comitati Dossetti per la Costituzione"

Roma, 23 novembre 2011

I Comitati Dossetti per la Costituzione si rallegrano per la successione di governo da Berlusconi a Monti, che chiude un periodo in cui la Costituzione repubblicana è stata esposta a un rischio mortale, quale Giuseppe Dossetti aveva denunciato fin dal suo insorgere nel 1994, e propongono alla firma il seguente

APPELLO

Per mettere al riparo il sistema democratico dai mali contratti in questi anni e soggetti ad aggravarsi al di là della stessa persona del premier sconfitto, noi chiediamo che nella prossima riforma della legge elettorale, oltre al ripristino della scelta dei rappresentanti da parte dei cittadini e a una riforma equilibratrice dell’esorbitante premio di maggioranza previsto per la Camera, venga incluso il divieto di contrassegni di lista recanti un nome di persona. L’esperienza ha dimostrato come abbia alterato la qualità della vita democratica la personalizzazione della lotta per la guida politica del Paese, basata sul pregiudizio ideologico secondo cui il capo politico incorporerebbe in sé tutto il popolo, quando invece questo nella varietà dei suoi interessi e dei suoi ideali è pienamente rappresentato solo dal Parlamento. La mancanza di un nome nel simbolo non significa sottrarre al popolo la scelta del governante migliore possibile, ma significa che il governo della legge e non il governo degli uomini d’eccezione è il connotato della democrazia. Resta infatti la verità del detto attribuito a Socrate da Platone nella “Repubblica”, e ricordato da Kelsen a suffragio della tesi che “la democrazia è un regime senza capi”: alla domanda su come in uno Stato ideale dovrebbe essere accolto un uomo dotato di qualità superiori, un “genio”, il filosofo greco rispondeva: “Noi l’onoreremmo come un essere degno di adorazione, meraviglioso ed amabile, ma dopo avergli fatto notare che non c’è uomo di tal genere nel nostro Stato e che non deve esserci, untogli il capo e incoronatolo, lo scorteremmo fino alla frontiera”.

La rinunzia al proprio nome nel contrassegno di lista rappresenterebbe per i leaders politici quel “passo indietro” che per il ripristino della pienezza democratica, come si è ritenuto, era richiesto non solo a Berlusconi, e sarebbe una convalida degli art. 49 e 67 della Costituzione secondo i quali a tutti i cittadini tocca concorrere a determinare la politica nazionale e i parlamentari non sono gravati da vincolo di mandato; il continuo richiamo a un’investitura popolare del capo ha infatti determinato nel senso comune la convinzione che i membri del Parlamento dipendano da un mandato imperativo dato dall’alto, al punto che sono stati accusati di tradimento quei membri della maggioranza che hanno fatto venir meno, come è del tutto legittimo, il loro voto al governo, e che sia stato bollato come “golpe” qualunque tentativo del Parlamento di stabilire una diversa guida richiesta dal Paese.

I firmatari di questo appello ricordano inoltre la natura politica e non tecnica del risanamento necessario delle finanze pubbliche, che dovrà avvenire salvaguardando i soggetti più deboli, con prestazioni patrimoniali non imposte se non in base alla legge, con criteri di progressività, senza distorsioni elettoralistiche, promuovendo l’occupazione e mirando a un incremento a beneficio di tutti delle ricchezze del Paese, a norma degli art. 23, 35, 37, 41, 53 e 75 della Costituzione.

Raniero La Valle, prof. Luigi Ferrajoli, prof. Mario Dogliani, Domenico Gallo, prof. Umberto Allegretti, prof. Gaetano Azzariti, prof. Alfonso Di Giovine, prof. Alessandro Pizzorusso, Alessandro Baldini, Francesco Di Matteo, Maurizio Serofilli, Enrico Peyretti.

Le firme possono essere inviate a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lech Walesa a Modena

Modena

giovedì 24 novembre 2011 - ore 10:00

Auditorium Marco Biagi


Incontro con il premio Nobel per la pace Lech Walesa

 

Interviene:

Raffaele Bonanni, Segretario nazionale della Cisl

 

Saluto di:

Massimo Giusti, Vice Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

 

L’incontro è realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena nell’ambito del progetto Il potere dell’amore, promosso in occasione del 75°anniversario della morte di Francesco Luigi Ferrari.

 

CENTRO CULTURALE FRANCESCO LUIGI FERRARI

Via Emilia Ovest 101 - 41124 Modena

tel. 059 334537 - fax 059 827941 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.centroferrari.it

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Cari amici,
dopo l’esame dei risultati elettorali emersi dalla recente consultazione elettorale regionale e la formazione della Giunta della Regione Emilia Romagna, ci sembra utile una riflessione sugli effetti politici sia a livello locale che nazionale.
Vi invito pertanto a partecipare ad un incontro dibattito che si terrà

VENERDI’ 21 FEBBRAIO 2020 alle ore 17:30
presso Palazzo Europa (Vie Emilia Ovest 101) – Modena
 
sul tema
Dopo le elezioni regionali
E ADESSO?

Introduce
Pierluigi Castagnetti

 
Cordiali saluti
Il Presidente Giovanni Manzini

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Invito

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