Cattolicesimo Democratico

ABBIAMO A CUORE IL FUTURO DELL'ITALIA

Nota del Consiglio nazionale dell'Azione cattolica italiana in vista delle elezioni politiche 2013

ROMA, 21 Gennaio 2013

da Zenit.org

Nel consueto frastuono e clamore della campagna elettorale, l’Azione cattolica italiana, associazione diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale, intende dare voce alle attese, alle speranze e alle preoccupazioni di tante persone “normali”, le quali chiedono una nuova stagione imperniata su quattro parole: responsabilità, sobrietà, equità e solidarietà.

Ripartire dalle persone

L’Ac ritiene che compito della prossima legislatura sia quello di coniugare il controllo dei conti pubblici con una diversa e netta rimodulazione delle priorità sociali. Prima vengono i giovani e le famiglie. Il prossimo Parlamento, e il prossimo governo, devono avere il coraggio di puntare sull’istruzione e la formazione, favorire l’occupazione delle giovani generazioni e delle donne, specie al Sud, alleggerire la pressione fiscale sui nuclei numerosi e con neonati, innovare la rete dei servizi agli anziani e ai più deboli perché nessuno resti indietro, sostenere l’integrazione degli immigrati anche attraverso un più agevole accesso ai diritti di cittadinanza, credere in un’Europa unita moralmente prima che economicamente, e nello specifico ruolo dell’Italia come ponte di pace verso il Mediterraneo.

Riformare le istituzioni

L’Ac esprime inoltre l’auspicio che si apra una stagione di riforme profonde e condivise. Riforme economiche, ma non solo. L’Italia ha bisogno anche di una profonda revisione delle istituzioni e dei modelli di partecipazione politica. Chiediamo che il primo impegno del nuovo governo e del nuovo Parlamento sia quello di porre rimedio alla vergogna dell’attuale legge elettorale, i cui limiti sono emersi in modo lampante anche nella redazione delle liste che ci saranno sottoposte il 24-25 febbraio. Ma occorrono anche interventi profondi per superare il bicameralismo perfetto, velocizzare l’iter legislativo, riorganizzare la presenza dello Stato sul territorio, snellire in modo drastico gli enti intermedi, chiarire funzioni e risorse di regioni e comuni. E ancora, si avverte l’urgenza di misure atte a cambiare strutturalmente lo stile di chi presta un servizio pubblico. Ne citiamo due: limite di mandati parlamentari per favorire il rinnovamento e una più ampia partecipazione dei cittadini alla vita pubblica; regole ancora più ferree e incisive per ridurre all’essenziale, e rendere trasparente, il finanziamento dei costi della politica.

L’Italia si dia una bussola per il futuro

Riteniamo infine necessario che ogni soluzione alla questione sociale ponga le sue radici nella chiarezza dei valori di riferimento. Sono il primato della persona, e il principio della tutela e promozione della vita che impongono, oggi, di porre riparo a diseguaglianze e ingiustizie che la crisi finanziaria ha acuito. L’Azione cattolica ritiene irrinunciabile un dialogo sincero, maturato al di fuori di ogni strumentalizzazione, tra credenti competenti e non credenti aperti al confronto, un dialogo che non consegni il Paese al vuoto relativismo dei valori.

Le responsabilità della politica, le responsabilità dei cittadini: uno stile nuovo

Non cediamo il passo alla rassegnazione astensionista, alla protesta o alla polemica fine a se stessa, ma ci impegniamo in un serio discernimento che consenta di distinguere persone e proposte. E soprattutto facciamo la nostra parte, partecipando attivamente per il bene comune contro ogni approccio retorico o qualunquista. Serve uno scatto di corresponsabilità tra cittadini e rappresentanti: uno slancio civile e morale che sappia tenere unito il Paese da Nord a Sud, e che veda impegnati insieme, in questa delicatissima fase storica, giovani e adulti, partiti e società civile, per restituire finalmente all’Italia normalità, pace sociale, sviluppo e benessere, quindi più vita per tutti.

De Gasperi, il desiderio e il dovere nella vita pubblica

Seminari di studio 2012-2013 - Secondo Seminario

De Gasperi e la politica tra vocazione e carriera. Il problema oggi

Bologna

Venerdì 25 Gennaio 2013 - ore 17:30

Auditorium del Villaggio del Fanciullo, Via Scipione dal Ferro 4

 

  Organizzata da:

Istituto Regionale di Studi Sociali e Politici “Alcide De Gasperi”


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Volantino: ciclo di seminari secondo seminario

Per informazioni e iscrizioni: tel. 340.3346926 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Comunicato c3dem - Nov 2012

“COSTITUZIONE, CONCILIO, CITTADINANZA”

24 novembre 2012

 

“COSTITUZIONE, CONCILIO, CITTADINANZA”

per una rete fra cattolici e democratici

(c3dem)

Comunicato finale dell’assemblea del 24 novembre 2012

 

  1. La crisi economica nata dalle gravi instabilità del sistema finanziario occidentale, segnato da enormi  dinamiche speculative, è tutt’ora drammatica. Non si tratta di una crisi passeggera, ma della messa in discussione radicale di un modello di sviluppo: occorre quindi un pensiero all’altezza della radicalità della crisi. Il nesso tra politica ed economia è naturalmente il nodo cruciale della questione. Qui riteniamo passi un discrimine profondo, rispetto a chi pensa che la crisi semplicemente finirà, permettendo al sistema di riprendere il suo alveo precedente. Dalla crisi si uscirà solo in avanti: il modello finanziarizzato del turbocapitalismo si è definitivamente rivelato inaffidabile.
  2. Nell’orizzonte di tale crisi, si combinano debolezze storiche e incertezze di classe dirigente, nel definire una condizione dell’Italia ben più grave di altri paesi. Un sistema produttivo e un capitalismo asfittico nelle sue prevalenti dimensioni medio-piccole, una produttività del lavoro bassissima, una dimensione ingestibile dell’economia informale e dell’evasione fiscale, annosi problemi di infrastrutture e di inefficienze amministrative, un invecchiamento crescente della popolazione e un trattamento di sfiducia totale per i giovani. La finanza pubblica in forte sofferenza è solo un ulteriore elemento critico di un panorama già desolante. Non si può che ricordare la responsabilità della classe politica del centrodestra, prevalentemente al governo in questi ultimi anni, nell’aggravare parecchi di questi problemi. In sostanza, per affrontare tali emergenze occorrono profonde discontinuità con il passato e un investimento senza precedenti di inventiva e di energie umane e civili.
  3. Il governo Monti ha calmierato l’emergenza, sostituendo il fallimentare lungo ciclo di Berlusconi. Legittimato da una conveorgenza parlamentare d’eccezione, è nato sull’onda di una lettera della Bce che dettava all’Italia una ricetta di rigore e austerità per arginare lo smottamento del debito pubblico italiano. La sua prospettiva è partita da una coscienza corretta della limitazione della sovranità del paese nell’interdipendenza internazionale, e si è sviluppata su binari parzialmente segnati. Ridando indubbiamente credibilità interna e internazionale alle istituzioni, il governo non ha però esplorato i margini di innovazione possibili per affrontare la crisi, mentre non sempre è riuscito a coniugare rigore ed equità. Il rigore può essere applicato infatti in modi diversi e l’austerità ha un limite ormai ampiamente raggiunto, oltre il quale si deprime ulteriormente l’economia.
  4. In vista dell’esaurimento della legislatura, non crediamo sia possibile nascondersi dietro la proposta di continuare la cosiddetta «agenda Monti». La democrazia chiede che si presentino al paese, nel prossimo turno elettorale progetti credibili, responsabili, ma anche ben distinti e competitivi. Condizione necessaria è quindi una legge elettorale che aiuti questo confronto: senza entrare nei tecnicismi del dibattito in corso, crediamo necessario che si contemperino rappresentanza e governabilità, dando agli elettori sia la possibilità di scelta sui propri rappresentanti che di selezione della maggioranza di governo. La politica deve tornare a giocare un ruolo decisivo, consentendo al cittadino di scegliere tra opzioni diverse. Certo, dopo i guasti del ciclo berlusconiano, ci vorranno elementi costituenti e ricostruttivi nella prossima stagione, che chiameranno anche a larghe intese su alcuni provvedimenti. I tecnici e le competenze continueranno ad avere un ruolo fondamentale e potranno sempre essere chiamati in causa. Ma se si pensa di continuare a contare su accordi parlamentari imposti dalla mancanza di alternative e ad affidarsi ai tecnici anche oltre l’emergenza, nasce il legittimo sospetto che si voglia semplicemente coprire una precisa opzione politica e programmatica presentata come ineluttabile.
  5. Da cattolici democratici, ci sta a cuore la ripresa della capacità della politica di guidare i processi civili, pur senza alcun malinteso senso di onnipotenza. Naturalmente però, precondizione di ogni recupero del ruolo della politica è un profondo processo di autocritica, e quindi di riforma (voluta o imposta che sia). La polemica contro la «casta» è esplosa nel paese con intenti a volte molto parziali: delegittimare la politica è la via per giustificare una gestione amministrativa affidata agli esperti e gradita ai poteri forti dell’economia e della società; mentre il senso del degrado è coltivato ad arte dai populismi di vario segno. Ma non ci si può nascondere che tale polemica abbia molte giustificazioni nelle prove drammatiche date in parecchie occasioni dalla politica nazionale e locale. Senza un profondo ripensamento dei modelli, che arrivi anche a una regolamentazione della democrazia interna alle forze politiche e della trasparenza della gestione delle risorse pubbliche, la politica non recupererà il suo ruolo.
  6. Non crediamo che la ripresa di investimento della coscienza credente in politica – tornata al centro della scena in modo interessante negli ultimi mesi – possa realizzarsi in un orizzonte di moderatismo contrassegnato dal mito del «centro». I significativi progetti che si affastellano attorno a questo campo semantico ci sembrano del resto piuttosto contraddittori (con contenuti che oscillano dal liberismo al solidarismo) e ancora abbastanza vaghi.  Non è che non cogliamo l’utilità sistemica di un investimento per creare una destra moderata finalmente degna di questo nome al posto del forza-leghismo, ma non comprendiamo come il cattolicesimo sociale possa farsene carico. E se invece il problema è creare una potenziale alleanza con l’area progressista, sarebbe meglio evitare retoriche liberiste. Nelle democrazie contemporanee, il centro è infatti prevalentemente luogo sociale in cui si cerca il consenso, piuttosto che luogo politico distinto. Di fronte ad ogni ipotesi politica di «centro» pende insomma la richiesta di chiarimento dei propri interlocutori essenziali: la politica dei «due forni» è vecchia politica. In termini ecclesiali, invece, non vorremmo che ancora una volta si creino condizioni equivoche con una convergenza del sostegno ecclesiastico su una sola posizione politica: ne andrebbero contemporaneamente di mezzo la libertà della Chiesa e la creatività dei credenti impegnati in politica.
  7. Occorre piuttosto costruire una mediazione culturale e una sintesi politica che rilancino un fronte democratico e incisivamente riformatore. Non abbiamo modelli compiuti, credibili e definiti (nemmeno la sinistra europea ne offre moltissimi), ma sulla base di alcuni valori imprescindibili che la tradizione ci consegna, occorre avviare un cantiere di ricerca. Ci sono obiettivi irrinunciabili: la dignità condivisa del lavoro, il miglioramento della rete di sostegno per l’esclusione e la marginalità, il rilancio e il rinnovamento dell’impegno pubblico per scuola e sanità, la tutela della legalità come difesa dei deboli, una forte integrazione europea democraticamente strutturata, l’esercizio responsabile dei diritti di libertà delle persone, l’integrazione civile dei nuovi cittadini di origine straniera, una crescita economica sostenibile ed equa in termini sociali e ambientali, il controllo dello strapotere della finanza, la valorizzazione della cultura materiale e dell’agroalimentare di qualità, l’investimento sulla formazione e la ricerca. Sono i perni su cui impostare un progetto di governo che ambisca ad uscire in modo strutturale dalla crisi. La nostra rete, che si ispira alla sensibilità spirituale, culturale e politica del cattolicesimo democratico, vuole lavorare con altri in questo orizzonte di profonda innovazione, portandovi la propria originalità: il senso della laicità, della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza.

Costituzione,  Concilio, Cittadinanza – Per una rete tra cattolici e democratici (www.c3dem.it)

(La rete è costituita dalle seguenti realtà associative: Agorà Marche Colle Ameno- Ancona, Agire politicamente, Antropolis, Appunti alessandrini - Alessandria, Argomenti 2000,  Associazione Gervasio Pagani- Brescia, Associazione Persone e città - Torino, Associazione Comunità e lavoro - Milano, Centro Mounier- Genova, Centro culturale F.L. Ferrari- Modena, Centro studi sen. A. Rizzatti - Gorizia, Circolo Aldo Moro - Genova, Città dell’uomo, Cooperativa cattolico-democratica di cultura - Brescia, Cristiano sociali, Fondazione Persona comunità democrazia, Il Borgo- Parma,  Il Progetto – Ferrara, Istituto De Gasperi - Bologna, Nuove generazioni - Rimini, Paideia - Salerno, Polis - Legnano, Porta Stiera - Bologna, Rosa Bianca).


Il Comunicato

CATTOLICESIMO SOCIALE E LIBERISMO, UN MATRIMONIO IMPOSSIBILE

Intervista di Luca Kocci a Lino Prenna

Roma, 26 Novembre 2012

da Adista

Il nome ancora non c’è, ma il nuovo partito di centro un po’ laico e molto cattolico è stato battezzato lo scorso 17 novembre a Roma, negli ex studi cinematografici De Paolis dove, di fronte a 7mila persone arrivate da varie parti d’Italia, si sono ritrovati alcuni dei dirigenti delle 7 associazioni del Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro (Acli, Cisl, Coldiretti, Compagnia delle Opere, Confartigianato, Confcooperative e Movimento Cristiano Lavoratori), che promossero gli incontri di Todi (v. Adista nn. 51, 57, 71, 76, 78, 83 e 97/11; e Adista Notizie nn. 4, 5, 18, 34 e 39/12), e Luca Di Montezemolo, con i suoi di Italia Futura, per dare vita ad un «nuovo soggetto civico» – secondo la definizione di Andrea Riccardi, uno dei “padri” della neonata creatura – che si presenterà alle prossime elezioni politiche con un unico obiettivo: riportare Mario Monti al governo del Paese.

«Il governo Monti non è stato una parentesi – spiega Riccardi ad Avvenire (17/11), grande sponsor dell’iniziativa chiamata “Verso la terza Repubblica” –. È stato, ed è, un momento di svolta verso una fase nuova della storia della Repubblica, verso un’altra politica», quindi «bisogna continuare e allargare il solco tracciato». In tre tappe il percorso delineato dallo stesso ministro: la nascita di «un’area di riferimento per far sì che la speranza non si esaurisca e anzi si proietti sul 2013 e negli anni a venire. Due: l’attuale governo tecnico ha potuto parlare al Paese solo il maniera parziale», ma ora «un movimento civico deve allargare, arricchire ed approfondire il dialogo con il Paese reale»; infine il «passaggio decisivo attraverso il voto», sebbene il nuovo soggetto non sembri appassionare l’elettorato, e l’elettorato cattolico in particolare, come dimostra un sondaggio appena realizzato dai Cristiano sociali. Un percorso e un progetto ribaditi anche da Montezemolo, il vero motore dell’iniziativa: non chiediamo a Monti «di prendere oggi la leadership di questo movimento», spiega dal palco l’ex presidente della Fiat e della Confindustria. «Ci proponiamo noi di dare fondamento democratico ed elettorale al discorso iniziato dal suo governo perché possa proseguire».

Insieme a Montezemolo c’è tutto il mondo dei “cattolici di Todi”, con tre protagonisti in prima fila: oltre a Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni (che non a caso, subito dopo la kermesse romana, ha firmato con il governo un accordo separato sulla produttività – bocciato dalla Cgil – e ha revocato all’ultimo minuto lo sciopero degli insegnanti del 24 novembre: non era possibile, evidentemente, sostenere Monti e contemporaneamente scioperargli contro) e il presidente delle Acli Andrea Olivero, che a breve si dimetterà per candidarsi alle elezioni, anche per stoppare i malumori crescenti fra i militanti delle Acli che criticano l’appiattimento sulle posizioni liberiste del governo e il coinvolgimento dell’associazione nel nuovo progetto politico senza alcuna consultazione con la base. Eppure «a mio avviso non c’è sufficiente meraviglia, nel senso che si considera non abnorme il confluire di una organizzazione di tradizione sociale, anche di avanguardia  (le Acli ma anche la Cisl) su una piattaforma di impronta liberale se non liberista», osserva Domenico Rosati, presidente nazionale delle Acli dal 1976 al 1987, intervistato da Pierluigi Mele per il sito di Rainews (21/11). «Certe sensibilità sociali che producevano pensiero ed anche ambizioni di guida si sono stemperate in un improprio solvente “cattolico” che annebbia l’orizzonte, annulla le differenze e apre la via a preoccupanti stati di subalternità». Ma «la deriva non comincia con l’ultimo presidente delle Acli ed è connessa con la situazione di una gerarchia cattolica che non immagina di poter convivere con il pluralismo  delle scelte politiche dei credenti».

Un discorso analogo si può fare anche per la Comunità di Sant’Egidio, inevitabilmente iscritta fra i sostenitori di “Verso la terza Repubblica” vista l’adesione di Riccardi e del portavoce del movimento, Mario Marazziti. Sembrano piuttosto defilate Comunione e Liberazione – sebbene la Compagnia delle Opere faccia parte del Forum delle associazioni di Todi – e la Coldiretti. Mentre Carlo Costalli (Mcl) critica il progetto da destra, rimproverando la poca rilevanza data ai «valori non negoziabili». La Conferenza episcopale italiana, che del movimento di Todi era stata la principale ispiratrice e animatrice, appare meno in evidenza, ma segue l’operazione con grande attenzione, anche perché negli ultimi mesi il card. Bagnasco ha più volte esternato a sostegno di Monti e del suo governo.

Per approfondire la questione, Adista ha intervistato Lino Prenna, coordinatore dell’associazione di cattolici democratici Agire Politicamente. 

Che valutazione dai del nuovo soggetto di Montezemolo e delle associazioni cattoliche?

Mi pare che Montezemolo si configuri come un replicante di Berlusconi: si tratta di un imprenditore che a tavolino inventa un contenitore politico, saltando tutti i passaggi e percorrendo una scorciatoia rispetto a quelli che sono i processi ordinari della democrazia. E come molti ex democristiani che 20 anni fa si accodarono al Cavaliere, adesso Riccardi, Olivero e Bonanni si mettono sotto l’ombrello di Montezemolo, che è assolutamente estraneo alla tradizione del cattolicesimo sociale di cui essi si ritengono rappresentanti.

Quindi non c’è nessuna novità?

Nessuna, è solo una replica. Del resto le novità vere non nascono a tavolino, ma dalle domande delle persone e dalla provocazione dei fatti. Inoltre ritenere Montezemolo, che è stato per anni presidente di Confindustria, un uomo nuovo mi pare del tutto fuori dalla realtà.

I fondatori affermano che si tratta di un progetto moderato, capace quindi di attrarre i cattolici. Cosa ne pensi?

Premesso che cattolico non è affatto sinonimo di moderato, credo necessario distinguere fra moderazione e moderatismo. La moderazione è una virtù – la capacità di trovare un equilibrio fra posizioni diverse – che va riferita soprattutto al metodo. Il moderatismo invece – e in questo consisterebbe il progetto di Montezemolo&co. – è il minimalismo della politica, la riduzione delle attese e dei desideri, l’omologazione sui bisogni proiettati verso il basso. Personalmente poi nutro molte riserve per tutte le operazioni politiche cosiddette centriste: il centro non è una collocazione partitica, semmai è il luogo dove si operano le mediazioni, il luogo mediano dell’esercizio politico.

Alcuni dei promotori, Bonanni in particolare, dicono di voler coniugare la “agenda Monti” con la Dottrina sociale della Chiesa...

Dopo aver ascoltato questa affermazione, le mie perplessità si sono fatte ancora più forti, perché mi sembra che fra i due termini ci sia una profonda e irriducibile incompatibilità: la Dottrina sociale della Chiesa nasce con le intenzioni di voler affermare la giustizia sociale, mentre mi pare che la cosiddetta agenda Monti, ispirata da un assoluto dogmatismo finanziario, non solo non contenga alcun elemento di politica sociale, ma anzi comporti un progressivo impoverimento delle fasce più deboli della popolazione. C’è una enfatizzazione acritica dell’operato di Monti e del suo governo – senza con questo voler misconoscere il credito internazionale riacquistato dall’Italia dopo la lunga stagione berlusconiana – che ignora del tutto il disagio e la disperazione che sta attraversando tutto il Paese, soprattutto nelle sue parti più deboli. E poi cosa è questa fantomatica agenda Monti? A me pare che si possa ridurre a poche parole: rigore, tagli lineari su scuola, università e spesa sociale, senza toccare i grandi patrimoni e le banche.

Qual è il loro programma?

Non c’è. Il loro programma è Monti, e basta. Ma, al di là del merito – ovvero la sudditanza alla finanza –, c’è un ulteriore problema: nel momento in cui si mettono sotto l’ombrello di Monti, c’è un implicito riconoscimento della debolezza della proposta politica visto che devono affidarsi ad un non politico. Monti è la copertura di un progetto debole e incerto. Invece bisogna sottrarsi al dogmatismo finanziario e restituire il primato alla politica.

Al progetto hanno aderito con entusiasmo Riccardi, Olivero e Bonanni, trascinando inevitabilmente con sé, perlomeno sui media, la Comunità di Sant’Egidio, le Acli e la Cisl...

Esattamente. Proprio per questo mi chiedo: Olivero e Bonanni rappresentano davvero la base delle Acli e della Cisl? E Riccardi traduce sul serio l’ispirazione sociale della Comunità di sant’Egidio? Forse Olivero, Bonanni e Riccardi hanno partecipato all’iniziativa di Montezemolo a titolo personale, ma francamente mi pare difficile pensarlo. Dal momento che le loro associazioni sono state idealmente coinvolte nel progetto di Montezemolo, i tre leader avrebbero dovuto far precedere la loro partecipazione ad una consultazione fra gli iscritti e gli associati. Ma poiché questo non è avvenuto, allora non rappresentano nessuno. E men che meno sono rappresentativi rispetto alle ragioni statutarie di queste associazioni e movimenti. Questo discorso valeva già quando parteciparono, senza alcuna delega degli iscritti o dei simpatizzanti, agli incontri di Todi; e oggi vale ancora di più.

Il progetto Todi fu esplicitamente sostenuto dalla Cei, che addirittura partecipò al primo incontro con il suo presidente, il card. Bagnasco. In questo caso invece sembra più fredda: è proprio così?

A me pare ci che sia una regia dietro le quinte da parte della presidenza e della segreteria della Cei che seguono con attenzione il progetto. E forse la partecipazione delle associazioni, soprattutto di Acli e Sant’Egidio, è incoraggiata proprio dalla Cei. Aggiungo una cosa: gli incontri di Todi suscitarono grande clamore ed attenzione; che poi siano finiti nelle braccia di Montezemolo, mi pare proprio un pessimo esito. E pensare che volevano costruire un partito identitario... Mi pare che si possa parlare a buon diritto di eterogenesi dei fini.

Non c’è proprio nulla di positivo del progetti di Montezemolo?

L’unico tipo di attenzione, che peraltro nutre anche una parte del Pd, è di carattere funzionale: questa operazione potrebbe togliere spazio a Casini che, in un’ottica di una possibile alleanza di centro sinistra, continua ad essere molto ondivago; inoltre potrebbe svuotare ulteriormente il Pdl, provocando la fuoriuscita dei settori più moderati. Quindi potrebbe rivelarsi utile nello scenario delle eventuali future alleanze – ipotizzando appunto un accordo fra centro e sinistra –, ma è ovvio che rimane la divergenza totale e assoluta su Monti: Montezemolo lavora espressamente per un Monti bis, il Pd di Bersani dice di essere contrario. Senza sanare questa distanza, credo sia impensabile ipotizzare un’alleanza.

Per un comune impegno a carattere politico-culturale

Cattolici Democratici Milanesi

Milano

Venerdì 30 Novembre 2012 - 17:30
Salone ACLI - via della Signora, 3


Incontro dei Cattolici Democratici MilanesiGIOVANNI BIANCHI
Il significato di un’attività politico-culturale dei cattolici milanesi

FABIO PIZZUL
Nuove idee e nuovi programmi per una nuova regione

Un gruppo rappresentativo di cattolici democratici milanesi ha deciso di unire le proprie forze per un comune impegno a carattere politico-culturale. Il gruppo ha espresso un documento base contenente alcune idee e linee orientative, documento che ha anche lo scopo di manifestare pubblicamente l’inizio di un lavoro di cultura politica. Saranno presentati il documento e alcune prime riflessioni sulle principali questioni che dovranno essere affrontate da un nuovo governo regionale, il dibattito che seguirà sarà occasione per un confronto aperto e per raccogliere suggerimenti e proposte.



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Biografia / De Gasperi, il servizio e il potere

Seminari di studio 2012-2013 - De Gasperi, il desiderio e il dovere nella vita pubblica

Bologna

Giovedì 6 dicembre 2012 - ore 17:30

Oratorio dei Fiorentini, Banca di Bologna, Corte Galluzzi n.6

 

  Organizzata da:

Istituto Regionale di Studi Sociali e Politici “Alcide De Gasperi”


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