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Il cattolicesimo italiano si interroga sul proprio ruolo nella partecipazione alla politica
di Alvaro Bucci
Pubblicato sulla Gazzetta di Foligno del 9 febbraio 2025
“Era ora che cominciassimo a parlare. Siamo stati muti per troppo tempo mentre la democrazia è confronto, discussione, partecipazione”. Ha così esordito Romano Prodi nell’intervento, in videocollegamento da Fabriano, per la platea del convegno dei cattolici democratici “Comunità democratica”, organizzato a Milano il 18 gennaio scorso.
Una riflessione di cui, nel precedente reportage, avevo preso impegno di dar conto, a completamento della parte in cui l’ex premier aveva sviluppato il tema del precetto evangelico, per il cristiano in particolare, dell’essere lievito e sale della terra. Il collegamento da Fabriano, dove aveva discusso sulla drammatica crisi industriale che sta travolgendo quel territorio, ha dato motivo al professore per svolgere una prima riflessione sulla situazione economica del nostro Paese. “Da oltre due anni – osserva Prodi - assistiamo a un continuo, progressivo calo della produzione industriale, maggiore forza economica del Paese, che segna una crisi che non è congiunturale ma strutturale”. Per l’ex presidente del Consiglio non è una crisi derivante dal solo settore automobile, anche se ha importanza, ma dalla mancanza di una politica capace di collegarsi con il resto del mondo “perché noi siamo di fronte a un cambiamento strutturale dei mercati mondiali e soprattutto di tutte le tecniche produttive e gestionali”. E la risposta del governo – sottolinea - è nulla. “Nessun dibattito, nessuna proposta, nessuna idea di futuro, nessuno studio, nessuna analisi sistemica da parte delle rappresentanze produttive a tutti i livelli”.
Prodi vede quindi “l’opportunità e il dovere che il Pd, che è il principale partito di opposizione, mobiliti tutte le forze intellettuali e sociali per presentare le proposte che il governo non è in grado di elaborare”. Convinto che solo il PD può preparare un confronto tra le forze intellettuali, le forze produttive, le forze sindacali, tenendo conto di una situazione “che confina l’Italia a un tasso di crescita inferiore a quello del pur miserabile sviluppo europeo”.
Prodi ha proposto anche alcuni dei grandi obiettivi per costruire un programma coordinato e nuovo per il governo del nostro Paese: 1) La definizione dei diritti sociali e il ruolo dello Stato come arbitro e regolatore; 2) Una proposta organica e omnicomprensiva sull’immigrazione che parta dalla preparazione dei potenziali migranti dei vari paesi di origine alle regole, alle condizioni dell’accoglienza, all’ottenimento della cittadinanza. Su come dobbiamo superare la contraddizione tra l’assoluta crescente necessità di forza lavoro e la realtà delle cose che impedisce agli immigrati di diventare forza lavoro; 3) Semplificazione burocratica delle norme che stanno da tempo soffocando la nostra vita economica e sociale; 4) La lotta all’evasione fiscale come essenziale obiettivo di equità e di equilibrio di bilanci pubblici; 5) Una politica ambientale attenta alle specifiche misure da adottare per evitare il rischio che tali misure non siano poi concretamente applicabili e finiscano per l’alimentare l’anti ambientalismo.
E avverte anche la necessità di un grande piano di edilizia sociale con esperienze per pubblico e privato, un settore che è stato anche espressione del mondo cattolico, e, infine, di un profondo ripensamento e riforma delle strutture e del finanziamento per la scuola e per la sanità.
Un a serie di obiettivi per i quali Prodi riconosce il Pd come unico partito in grado di costruire “progetti per ridare un futuro all’Italia”, non trascurando “la necessità per il Pd di costruire alleanze”, tenendo presente che “in nessun significativo Paese dell’Unione Europea esiste un partito in grado di governare da solo”.
All’intervento dell’ex premier ha fatto seguito la Sezione “Al servizio governando”, una serie di interventi-testimonianze di amministratori cattolici impegnati nelle Istituzioni pubbliche della Lombardia, con al termine una discussione sul tema del Convegno da parte di Lorenzo Guerini e Stefania Proietti, la nuova presidente della Regione Umbria, che ha offerto una riflessione riferendosi alle parole cura, pace e vita, cui intende ispirarsi nella sua azione politica.
Dal Convegno dei riformisti, con la presenza dei cattolici democratici, “Libertà eguale”, in svolgimento a Orvieto, in contemporanea a quello di “Comunità democratica”, è intervenuto in video collegamento, per le due platee, l’on. Giorgio Tonini, per rendere concretamente sperimentabile il convergere attorno a comuni preoccupazioni e intenzioni.
“La principale preoccupazione che ci accomuna – ha esordito Tonini - riguarda il futuro della democrazia. E l’intenzione, la determinazione che abbiamo in comune è fare tutto ciò che è in nostro potere, per difendere e proteggere, sostenere e promuovere la democrazia” perché “La navicella democratica appare terribilmente fragile anche a noi, oggi, svanita l’illusione, che abbiamo coltivato a cavallo dei due secoli, che i princìpi democratici potessero diffondersi e affermarsi in tutto il mondo e in modo quasi spontaneo”.
Tonini, ha svolto un’ampia analisi del processo attraverso cui, nel novecento, l’occidente aveva dovuto fronteggiare la sfida del comunismo sovietico mettendo in campo un compromesso tra capitalismo e democrazia, che nel tempo ha assunto forme diverse, fino al configurarsi di un modello, oggi perseguito dalla Cina, dalla Russia di Putin e dallo stesso frastagliato mondo arabo-islamico. Un modello in cui il capitalismo si mostra assai più forte della democrazia e stia sfidando il compromesso occidentale fino a minarlo dal suo interno. E al riguardo non può sfuggire come “le parole del presidente rieletto, e rieletto trionfalmente, spingono perfino gli Stati Uniti d’America in un’orbita pericolosamente inclinata verso un modello di capitalismo post-democratico”.
Per Tonini, quindi, per quanto riguarda la situazione del nostro Paese, occorre sfidare il governo “non limitandosi a giocare di rimessa, ma costruendo una proposta per il Paese, visionaria nei fini e realista nei mezzi. Costruita dal basso, coinvolgendo in profondità la società italiana, che in larga maggioranza non è più disposta a dare deleghe in bianco al fenomeno demagogico di turno”.
Restando a Orvieto, “ospite speciale” dell’incontro numero 25 di “Libertà Eguale”, cartello riformista del centrosinistra, è stato Paolo Gentiloni, ex premier ed ex commissario europeo. Che osserva subito che “forse abbiamo avuto periodi di mancanza di interlocuzione”, ma “quella di oggi è simbolicamente l’apertura di una fase di grande discussione”. E sottolinea che “questo è il mio mondo”, aggiungendo che bisogna saper “riconoscere l'utilità e l'importanza delle forze moderate o riformiste, perché non c'è autosufficienza da parte nostra”. Per Gentiloni può scaturire anche qualcosa di nuovo (nuove formazioni), ma la partita si gioca essenzialmente nel Pd. E ciò perché “La credibilità dell'alternativa non può essere esternalizzata a queste formazioni, che mi auguro nascano, ma dipende in larghissima misura dal profilo della forza fondamentale che guida la coalizione”. Precisando di seguito che “Non lo dico per fare la fronda nel Pd, in polemica con Elly Schlein, che lo ha riattivato”, ma “l'anima, le idee, i progetti riformisti” sono “fondamentali”. Per l’Europa non vede “foschi presagi” nonostante le evidenti difficoltà di Francia e Germania: “durante il Covid ha dimostrato che può fare cose impossibili” e ora può fare un passo importante “associando alla moneta unica la Difesa comune, che non sovraccarica le spese” per i singoli stati. Ritornando all’Italia, secondo Gentiloni “non è Paese particolarmente esposto alle speculazioni”, grazie proprio alla stagione di solidarietà europea di cui abbiamo beneficiato “ma è carente un tasso di riforme”. Ecco allora un impegno al quale può essere chiamato il centrosinistra “costruendo una proposta per il Paese”.
Graziano Delrio, nel concludere il convegno di Milano, ha assicurato che il prossimo passo sarà l’apertura di iniziative di ascolto e confronto sui territori, sotto il nuovo tetto di Comunità democratica.
Sul tema, vedere anche: 2025 - Partecipazione dei cattolici italiani alla politica
