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DEMOCRAZIA E STATO DI EMERGENZA
Gian Candido De Martin
Articolo pubblicato su “Dialoghi”, n. 3/2020
Premessa
Il 31 gennaio scorso il Consiglio dei Ministri, vista la dichiarazione (purtroppo tardiva) di emergenza internazionale di salute pubblica dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per il Covid 19 e “la necessità di realizzare una compiuta azione di previsione e prevenzione”, con iniziative straordinarie e urgenti per fronteggiare adeguatamente situazioni di pregiudizio per la collettività nazionale, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale previsto dall’art.24 del Codice della protezione civile (n. 1/2018) per la durata di sei mesi. Di conseguenza ha stabilito che si provvedesse con ordinanze del Capo Dipartimento della protezione civile in deroga ad ogni disposizione vigente e con altre normative di urgenza. Di qui anche successivi decreti legge e vari DPCM (decreti del presidente del consiglio dei ministri), che hanno disposto a vario titolo misure volte ad evitare la diffusione della pandemia, dapprima in talune aree, poi sull’intero territorio nazionale, con un lockdown durato alcuni mesi con preclusione pure della libertà di circolazione. Di qui pure il rinvio del referendum costituzionale e delle elezioni regionali e locali previste in primavera per evitare assembramenti, nonostante una attenuazione delle misure di lockdown, cui ha fatto seguito la proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre, disposto dopo le dichiarazioni del presidente Conte e il dibattito parlamentare del 29 luglio, con misure meno restrittive delle libertà personali, ma con la persistenza di interventi sanitari e di protezione civile, finalizzati tra l’altro alla messa in sicurezza delle scuole.