Il punto sul Ponte dello Stretto di Messina

Alvaro Bucci

21 ottobre 2025

S’ha da fare o non s’ha da fare?  E’ la ricorrente alternativa su cui si riapre il dibattito, che va avanti ormai da diversi decenni, ogni volta che il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina sembra compiere passi in avanti od avere degli arresti. Una delle ultime occasioni di riapertura del dibattito su questo “ponte che divide” riguarda la decisione della Corte dei Conti di richiedere chiarimenti in merito al “progetto definitivo” del Ponte approvato dal Cipess (il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile). La Corte dei Conti, al di là delle notizie diffuse da gran parte di organi della stampa, non avrebbe “bocciato” tale progetto, ma “sospeso” l’efficacia della delibera di approvazione.

In un documento di fine settembre, indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, la magistratura contabile sottolinea “la necessità di acquisire chiarimenti ed elementi informativi” sulla recente delibera del Cipess (n. 41/2025, approvata lo scorso 6 agosto) che ha dato il via libera al Ponte sullo Stretto. E scrive al riguardo che “risulterebbe non compiutamente assolto l'onere di motivazione difettando, a sostegno delle determinazioni assunte dal Cipess, anche in relazione a snodi cruciali dell'iter procedimentale, una puntuale valutazione degli esiti istruttori”.

Dunque la delibera del Cipess “si appalesa più come una ricognizione delle attività intestate ai diversi attori istituzionali del procedimento che come una ponderazione delle risultanze di dette attività, sotto il profilo sia fattuale che giuridico”.

In particolare, più concretamente, i magistrati contabili hanno espresso dubbi sulle procedure seguite finora dal governo, in particolare sulle deroghe ai vincoli di protezione ambientale e sull’aumento delle spese per la costruzione del ponte e delle opere collegate, come strade e ferrovie.

La Corte dei conti ha chiesto al governo di spiegare in modo più approfondito la compatibilità del progetto con il parere negativo della commissione di Valutazione d’Incidenza Ambientale (VIncA), motivato con 62 prescrizioni. Per aggirare quel parere negativo, il 9 aprile di quest’anno il Consiglio dei ministri aveva approvato la cosiddetta relazione IROPI (Imperative Reasons of Overriding Public Interest) dichiarando il ponte un’infrastruttura di interesse militare. Un’approvazione, però, bypassando anche il parere della Commissione europea, sulla base di almeno tre tipi di interesse strategico da attribuire al Ponte: quello sanitario, quello di protezione civile e quello militare. Quest’ultimo, però, appare destinato ad essere smentito, tenendo conto delle dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, secondo cui, per il raggiungimento del 5% di spese militari per la Nato, possono considerarsi solo quelle per investimenti riferiti direttamente alla difesa.

Tra le altre cose, i magistrati contabili hanno segnalato al governo aumenti delle spese non motivati, come quelli relativi ai costi per la sicurezza, passati da 97 a 206 milioni, e quelli per le opere compensative. Un altro rilievo riguarda l’esclusione dalla procedura dell’Autorità di regolazione dei trasporti, che interviene su concessioni, accesso alle infrastrutture e tariffe.

La procedura seguita dal governo era stata contestata da associazioni ambientaliste e comitati, che avevano presentato ricorsi all’Unione Europea. La Corte dei conti ha appunto chiesto anche  “aggiornamenti in merito all’interlocuzione che sembra avviata, sul punto, con la Commissione Europea”.

Secondo l’agenzia di stampa internazionale Bloomberg, solo pochi giorni fa l’esecutivo dell’Unione europea avrebbe inviato una lettera al governo italiano per avere maggiori risposte e chiarimenti riguardo il Ponte sullo Stretto. Chiarimenti puntuali e vincolanti sugli aspetti più delicati del piano: ambiente, sicurezza, trasparenza e conformità normativa. Il progetto, così com’è, non convince. Servono dati più solidi, studi indipendenti e garanzie di sostenibilità. Non un altolà definitivo, ma una sospensione del giudizio che però pesa come un macigno sull’intera operazione.

Palazzo Chigi ha avuto 20 giorni di tempo per fornire chiarimenti richiesti dalla Corte dei conti. Scaduto tale termine, «la Sezione potrà decidere allo stato degli atti», fermo restando il potere dell’Amministrazione di ritirare in autotutela la delibera.

 Il ministero delle Infrastrure e dei Trasporti ha assicurato che tutti i chiarimenti e le integrazioni chieste dalla Corte dei conti saranno fornite nei tempi previsti, e che si tratta di un normale confronto tra istituzioni. ”Il ponte sullo Stretto non è in discussione e gli uffici competenti sono già al lavoro”, ha scritto il ministero in una nota.

Va comunque tenuto presente che il “progetto definitivo” che ha avuto via libera dal Cipess, la cui delibera resta ancora sotto esame della Corte, riguarda l’opera con una campata unica e le infrastrutture di collegamento, ma la realizzazione dei cantieri potrà avvenire solo dopo l’approvazione del “progetto esecutivo”, che è la fase successiva. Una questione non precisata, volutamente o per incompetenza, dal ministro Salvini intento solo a sventolare la bandiera dell’approvazione del progetto “definitivo” da parte del Cipess.

Il giornale online Reggio Today dell’8 ottobre scorso riferisce che “non si fermano le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf nella loro battaglia contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto”. È stato presentato, infatti, un nuovo reclamo all’Unione Europea denunciando come si vorrebbe realizzare il Ponte sullo Stretto senza procedere all’affidamento lavori tramite gara pubblica internazionale. L’appalto oggi stimato in oltre 13,5 miliardi (per altro ampiamente sottostimati), secondo le Associazioni, non può essere realizzato dallo stesso soggetto che nel 2005 lo aveva vinto per 3,9 miliardi su un progetto che poi avrebbe subito progressive modifiche e un’importante estensione delle opere connesse e di quelle compensative.

Va infine anche tenuto presente come gran parte degli italiani che risultano contrari alla realizzazione del Ponte sullo Stretto evidenzino la preoccupazione che “per il ponte si sottraggono fondi destinati ad alleviare le disparità economiche e sociali e a promuovere lo sviluppo equilibrato del territorio, tagliando altri interventi destinati a servizi e welfare”.

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Nota:

Il 29 0ttobre 2025, la Corte dei Conti, dopo una udienza durata 5 ore e 4 ore di Camera di Consiglio, ha bocciato la delibera del Cipess di approvazione del progetto.