Seminario di formazione - estate 2025

Una spiritualità politica per costruire la città

Sintesi dei lavori

Alvaro Bucci

settembre 2025

 “Una spiritualità politica per costruire la città” è il titolo del Seminario di formazione dell’Associazione Agire politicamente che si è tenuto negli ultimi giorni di agosto ad Assisi. L’appuntamento, da tempo annuale, ha preso avvio con una relazione del coordinatore nazionale dell’Associazione, Lino Prenna, sul tema “La società interiore”, che è anche il titolo di un suo ultimo libro. 

“Come un essere umano ha una parte interna invisibile e una parte esterna visibile – ha spiegato in un primo passaggio Prenna riferendosi al pensiero di Rosmini – così due sono le parti di una società umana”. Cioè la società è composta di due parti, una invisibile e l’altra visibile, una interna e l’altra esterna. La “società interiore” è quella interna. “Siccome la società è costruita sui vincoli – ha continuato Prenna seguendo il pensiero rosminiano - i vincoli interni sono i diritti e gli affetti sociali, i vincoli esterni sono le leggi e le consuetudini”.

Avendo collocato i diritti tra i vincoli interni e le leggi tra i vincoli esterni, rammenta ancora Prenna, i diritti precedono le leggi. I diritti sono fondativi delle leggi, sono l’oggetto delle leggi. Per cui Rosmini dirà che la persona è un diritto sussistente.

Lo strumento di esercizio dei diritti è lo strumento in funzione dell’esercizio dei diritti, i diritti fanno parte di quella società interiore, quella società interna che presiede alla vita sociale.

“Queste due società vanno costruite”, precisa Prenna in un successivo passaggio, affermando di voler identificare la costruzione della “società interiore” con la “spiritualità politica”, cioè come manifestazione della “vita dello spirito”, però “finalizzata alla formazione dell’ambito virtuoso della città, alla formazione dei cittadini alle virtù naturali della giustizia, della prudenza, della fortezza e della temperanza. E la valenza politica della fede, della speranza e della carità i cristiani sono chiamati a esercitare, per dono di grazia, come virtù soprannaturali”. Virtù che completano l’ambito virtuoso della città.

Di seguito Prenna è passato a chiarire il concetto di virtù che, pur nella distinzione aristotelica tra virtù dianoetiche e virtù etiche, definisce come “abituale capacità di fare bene, capacità di fare bene il bene”, sottolineando anche come le virtù, sia naturali che soprannaturali, diano forma all’anima.

In un ulteriore passaggio Prenna chiarisce anche cosa intenda per spiritualità politica. “Non una spiritualità disancorata dalla vita quotidiana, devozionistica, ridotta alle devozioni della vita di preghiera, ma una spiritualità intesa come alimentazione della vita dello Spirito, corredo delle virtù, ma pubblica, vissuta nella città per la città”. Una città intesa come comunità di gente in cammino. In un ultimo passaggio Prenna richiama il concetto di mediazione, che definisce come “principio regolativo della vita politica secondo il cattolicesimo democratico”, soffermandosi a spiegarne il significato di virtù della politica.

E’ seguita la relazione sulla “Spiritualità politica di Lazzati” offerta da Luciano Caimi, presidente di Città dell’uomo. “Per Lazzati – ha sottolineato Caimi soffermandosi a spiegarne la concezione del laico – il Vaticano II ha rappresentato un evento ecclesiale di autentica svolta soprattutto riguardo alla figura del laico, inquadrata in una nuova ecclesiologia. Concilio e Costituzione le sue due stelle polari”. “Proprio la figura del laico – osserva Caimi – al suo compito nella Chiesa e nel mondo, (Lazzati) dedica molte riflessioni e gira tutta l’Italia per illustrare il Magistero conciliare in proposito, persuaso che senza crescita in maturità del laicato, il Concilio sarebbe rimasto largamente inattuato. Dunque, la questione del fedele laico tema centrale di approfondimento”.

Per Lazzati, continua a spiegare Caimi, il laico cristiano è un battezzato consapevole che il mondo esiste e suo compito è quello di ordinare le realtà temporali secondo il loro disegno creaturale. Cioè, umanizzare il mondo, far si che tutte le attività in esso svolte (lavoro, scienza, arte, politica, ecc.) concorrano al pieno sviluppo (piena promozione) di ogni persona e delle comunità cui appartiene. E i due ambiti (distinti, ma non separati) di presenza e operatività del fedele laico sono quello ecclesiale, dove è chiamato a fare la sua parte per la crescita della Chiesa e per la sua missione evangelatrice, e secolare, nel mondo, con il compito primario e immediato della “messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nella realtà del mondo” (Evangelii nuntiandi, 70). Queste le esigenze per una corretta “postura” del cristiano nel mondo: testimonianza della fede; competenza nel campo in cui opera; capacità di dialogo; amore critico verso il proprio tempo; compito di una formazione permanente.

Sulla spiritualità propriamente politica, spiega ancora Caimi, “anche dopo il Concilio, Lazzati non sviluppa il tema in modo esplicito, perché, nella sua concezione, essa è largamente inclusa nel discorso sul laico in generale e la sua spiritualità”.

Caimi si è soffermato infine sulla categoria di “città dell’uomo”, riferendosi ad un primo volumetto di Lazzati intitolato “Costruire la città dell’uomo a misura d’uomo”, uscito nel 1984, una lunga espressione per indicare senso e fine dell’attività politica, che immagina come un grande “cantiere aperto”, nel quale, democraticamente, tutti i cittadini sono chiamati a partecipare. E “i cristiani vi concorrono, insieme ad altri cittadini, da cristiani” riprendendo la formula maritainiana.

Caimi ricorda anche il più diffuso secondo libretto “Laicità e impegno cristiano nelle attività temporali”, dove Lazzati insiste su alcuni criteri metodologici per stare correttamente nel mondo: unità dei distinti; fondamento culturale dell’impegno secolare; mediazione culturale e politica; dialogo.

Sul tema della “spiritualità della pace” sono intervenuti il vice coordinatore di Agire politicamente, Massimo De Simoni, e il vice presidente nazionale Acli Pierangelo Milesi. (Sui loro interventi riferiremo successivamente).

“Per riabilitare la politica e rigenerare la democrazia” è stato il tema dell’ultima riflessione, offerta da Ernesto Maria Ruffini, collegatosi da remoto. “Il senso del ruolo della nostra vita – ha inizialmente puntualizzato Ruffini – è anche il senso del riscoprire l’impegno nella comunità e, quindi, l’impegno politico, e riscoprire il valore che ciascuno di noi può dare per un disegno più complessivo è l’unico modo per avvicinarsi ad una politica che sia davvero occasione di una crescita collettiva”. “In cui – ha continuato – tutti noi possiamo riconoscere non solo il contributo che possiamo dare, ma possiamo riconoscere, cosa più importante, anche la straordinaria ricchezza, insostituibilità, unicità, che possono dare tutti gli altri”. Ruffini ha quindi osservato come si stia vivendo un tempo in cui siamo abituati a seguire i capi-popolo, a seguire il leader, quando il cammino dev’essere condiviso e collettivo.  “Sta a ognuno di noi – afferma al riguardo Ruffini – riuscire a costruire percorsi partecipati in cui ci si riconosce, umilmente, come tasselli di un disegno più grande, e ci si mette a disposizione di un disegno più grande scoprendolo strada facendo”.

E più avanti Ruffini osserva come si stia vivendo un’epoca in cui la politica è ridotta a una visione utilitaristica e dove si fa qualcosa “per”. Come se non ci fosse la possibilità di scoprire strada facendo “il senso di un percorso in cui ci si mette in cammino, si lascia la possibilità di farsi incontrare anche dagli altri e dal contributo di tutti”.

Per Ruffini dovremmo avere tutti questo approccio rispetto all’idea dell’impegno politico: “l’idea in cui ci si mette a disposizione, in ascolto, e si scopre, strada facendo, dove il cammino può portare, nella consapevolezza che siamo destinati, come esseri umani, a seminare, con la gratitudine di aver raccolto dove altri hanno seminato e senza l’ansia o la vana gloria di poter o dover raccogliere anche i nostri semi”.


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