Democrazia e Istituzioni

Lettera aperta ai Parlamentari

Appello di Grazia Portoghesi Tuzi

Grazia Portoghesi Tuzi

Caro deputato,

sono Grazia, nipote di una donna straordinaria, Laura Portoghesi, che nel primo dopoguerra decise di dare il suo contributo alla ricostruzione del Paese ospitando nella sua casa un gruppo di Costituenti (tra cui Dossetti, La Pira, Lazzati, Bianchini, Fanfani, Gotelli) che contribuirono prima alla Liberazione dell'Italia e poi diedero un'impronta fondamentale all'elaborazione della nostra Carta Costituzionale. Come ha scritto Raniero La Valle quell'accoglienza fu così importante nel lavoro della stesura della Costituzione che "di qualche articolo si potrebbe dire in quale stanza della casa fu scritto". 

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Da Brindisi, lettera aperta al Presidente della Repubblica e alle formazioni sociali, politiche ed economiche del Paese

IN ITALIA EMERGENZA DEMOCRATICA

Vincenzo Tondi della Mura

Brindisi, 20 Aprile 2015

Gli osservatori e i gruppi più attenti e radicati nella cultura costituzionale hanno lanciato l’allarme a tanta parte di popolazione ancora distratta: c’è ormai nel nostro Paese un’emergenza democratica!

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Democratici perché cattolici

Una cultura della mediazione

 

Mottola (TA)

Sabato 21 Marzo 2015, ore 19:30

Auditorium della Parrocchia di S.ta Maria Assunta

Via Mazzini, 4

 
Presentazione del saggio: "Democratici perché cattolici"
Lino Prenna
 
edizioni EIR - collana Roveto Ardente
 
 
Democratici perché cattolici

Già da qualche decennio si ripete, da più parti e da varie sedi, che viviamo in un’epoca di transizione. L’affermazione può essere intesa in vari modi ma prevalentemente sta ad indicare che, mentre si è chiusa una lunga e definita stagione, non se ne è ancora aperta un’altra. Sicché, saremmo in una fase di passaggio, di transitus, consapevoli della provenienza e incerti della destinazione. La transizione può costituire un paradigma culturale al quale riferire tutta la vicenda umana, accogliendo la suggestione del transitivo.

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Corruzione, il rischio del potere

Alvaro Bucci

19 Gennaio 2015

“Le gravi vicende di corruzione emerse di recente richiedono una seria e consapevole conversione, un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale”. Così Papa Francesco si è espresso, nell’ultima omelia del 2014, al termine del Te Deum nella Basilica di San Pietro riferendosi all’inchiesta sulla mafia a Roma. Non è la prima volta che Papa Bergoglio parla della corruzione. Non si contano gli interventi in cui negli ultimi mesi ha messo in guardia dalla corruzione, che rappresenta una grave mancanza morale in quanto porta a sottrarre  risorse preziose alla collettività e, alla fine, alle fasce più deboli della popolazione. Nel giugno scorso, mentre celebrava la messa del mattino a Santa Marta, ha denunciato con parole forti “il peccato della corruzione”, nel quale cadono “tante persone che hanno potere, potere materiale o potere politico o potere spirituale”. Il potere, quindi, è fonte di corruzione, di devianza di vario genere. Da cui pertanto occorre guardarsi. Ma come? Voglio ricordare al riguardo una riflessione offerta nell’agosto del 1991 da un “Piccolo fratello”, allora presente nella comunità di Sassovivo di Foligno, per un gruppo di amici di Foligno impegnati nel partito della D.C. e nelle istituzioni.

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Il PD, partito della nazione? 

 

Pubblichiamo un'interessante recensione degli interventi di Franco Monaco, Lorenzo Guerini e Gianni Cuperlo pubblicati (secondo l’ordine di arrivo alla redazione) sul numero di gennaio della rivista dei Gesuiti di Milano Aggiornamenti sociali con il titolo”Il PD, partito della nazione?”. La recensione è pubblicata tra gli editoriali del giornale online UmbriaDomani. Chi avesse interesse a leggere interamente gli interventi, può richiedermeli con lo stesso mezzo.

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Onore a Renzi,

e un grazie al suo sconosciuto intuito politico!

 

Nino Labate

 

7 Febbraio 2015

L’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica conferma tuttavia, se ce ne fosse bisogno, il paradosso politico dei nostri giorni. Un paradosso che a rigore non andrebbe in favore del primo Renzi. Più vogliamo infatti “rottamare” le figure che hanno interpretato e costruito il passato, più essi si ripresentano alla coscienza per progettare futuro.

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