Democrazia e Istituzioni

RAGIONIAMO SULLA POLITICA ITALIANA

INVITO ALL’INCONTRO

 I leaders pensano e negoziano importanti riforme per l’accesso al potere (legge elettorale), licenziano i governi esistenti e ne approntano nuovi ma l’opinione pubblica nei partiti e nell’associazionismo rimane silenziosa ed inerte. Dovremmo aiutarci a capire

Bologna

presso il Convento di San Domenico, P.zza San Domenico, 13

Sabato 22 febbraio 2014 - ore 10:00

 

Introdurranno brevemente la discussione Domenico Cella, presidente dell’Istituto De Gasperi, e Justin Frosini, docente di diritto pubblico dell’Università Bocconi di Milano. Presiederanno l’incontro, per le due associazioni promotrici, Piergiorgio Maiardi e Mario Chiaro

 

Organizzata da

“Agire politicamente”

Istituto Regionale di Studi Sociali e Politici “Alcide De Gasperi” - Bologna


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Il Quirinale di Mattarella

3 Febbraio 2015

 

Sergio Mattarella al Quirinale si è presentato con una laconicità sorprendente per gli italiani abituati alla logorrea dei talkshow e della politica troppo parlata. Non solo parco di parole, ma addirittura più che tacitiano nel chiacchiericcio assordante dei populismi trionfanti. La sua prima dichiarazione– ripetuta come un mantra dai media –non supera infatti le dimensioni di una riga. Nell’epoca della comunicazione e dei segni questo segno ha subito fatto la differenza.D’un colpo solo il politico siciliano ha neutralizzato il restante gossip politico(che continuerà), da destra a sinistra passando per il centro.

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Il Cavaliere disarcionato

Giovanni Bianchi
Dicembre 2013

 

Si sarebbe tentati di scrivere che siamo alla fine dell’epopea berlusconiana se non fosse che è stato detto tante altre volte e l’uomo di Arcore è sempre risorto all’ultimo momento.

E tuttavia, rispetto al 1994, anno della sua ufficiale “discesa in campo” in politica Berlusconi ha vent’anni in più (nel senso che sfiora l’ottantina) ed è gravato dal peso di una condanna definitiva per un reato alquanto grave –l’evasione fiscale nell’ordine di miliardi delle vecchie lire- , da un’altra condanna in primo grado per concussione nella nota vicenda Ruby e da un’inchiesta per la compravendita dei parlamentari finalizzata a far cadere il Governo Prodi nel 2007 che configura la fattispecie criminosa gravissima dell’attentato ai poteri costituzionali.

Si aggiungano le rivelazioni su alcuni aspetti sgradevoli della sua vita privata, il circondarsi di consiglieri poco presentabili e la cronica difficoltà ad uscire dalla logica del suo interesse personale per avere una benché minima attenzione a quello pubblico.

Certo, sorprende ancora che nel febbraio scorso vi sia stato un 21% di elettori che gli hanno dato ulteriormente credito, ma questo non può far passare sotto silenzio il fatto che fra il 2008 ed il 2013 il PDL ha perso circa 6 milioni di elettori: solo la mancata vittoria  del PD ha occultato le dimensioni della disfatta della destra, e non è certo la riproposizione di un marchio del passato come Forza Italia che può tirare la destra italiana fuori dalle peste della mancanza di credibilità interna ed internazionale. Del resto, l’estromissione con disonore dal Senato a seguito di una condanna definitiva per reati – lo abbiamo già visto – di grave entità non è cosa che possa passare inosservata, e certo non lo è in Europa.

Probabilmente una democrazia come la nostra, che ha sofferto di troppe anomalie e condizionamenti nel corso del suo primo cinquantennio di vita, non poteva avviarsi ad una fase nuova in modo meccanico senza che alcune delle distorsioni del passato si manifestassero nuovamente, e costituisce certo una vistosa eccezione rispetto alle regole degli altri Paesi occidentali che sia durata vent’anni una carriera politica che altrove non sarebbe mai nata o sarebbe stata stroncata per la via da molto tempo.

Ovviamente qui si apre un problema anche  per il PD, che  sta per affrontare il suo secondo Congresso, a sei anni dalla fondazione, in una condizione paradossale di alleanza con un soggetto politico che, pur distinto ed in polemica con la nuova Forza Italia, è e rimane un suo rivale, e con esso deve  tuttavia cercare di operare quel necessario percorso di riforme che renda più solida e meno aleatoria la democrazia dell’alternanza, giacché è fuori discussione che un Governo come quello presieduto da Enrico Letta – pur essendo forse l’unico possibile in questa fase- possa essere quello che realizza il tipo di politica che il PD ha in mente per il Paese.

Ma per far questo il PD deve soprattutto rimotivare la sua esistenza come partito: vista retrospettivamente, la fase segnata dalla guida di Pierluigi Bersani appare come una fase di ripiegamento del partito su di un modello politico ed organizzativo superato ed anacronistico, e le vittorie a livello locale sembrano più che altro una sorta di successo residuale dovuto alla maggiore credibilità dei candidati espressi dal centrosinistra rispetto a quelli della controparte, in un contesto di generale disaffezione verso la democrazia rappresentativa. In questo senso, la sconfitta elettorale di febbraio (ed in politica una mancata vittoria è una sconfitta) ha rappresentato anche la fine della concezione del partito politico come di una “ditta” di cui alcuni sono titolari ed altri al massimo comprimari se non ospiti spesso mal tollerati.

La sfida di Matteo Renzi per la segreteria del partito, paradossalmente, appare come un’occasione privilegiata più ancora delle primarie per la guida della coalizione lo scorso anno, giacché appare ormai evidente che una proposta politica credibile deve essere veicolata da un soggetto credibile, e questo soggetto ovviamente deve avere un leader, ma non un capo solitario, bensì il capo di un partito, ossia di una forza viva , presente nella società, capace di interpretarla e di assumerne le istanze anche più radicali per farne proposta politica, costruzione di consenso ed azione istituzionale.

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