Agire Politicamente

“Il volontariato, una risorsa politica”

Seminari di Agire Polticamente - Estate 2011 (vedi)

Massa Martana (PG)

14 – 17 luglio  2011

Si è tenuto in Umbria, a Massa Martana, presso il Convento “La pace” dei Frati Francescani, nei giorni dal 14 al 17 luglio scorso, il primo dei seminari di formazione estivi organizzati dall’Associazione dei cattolici democratici “Agire Politicamente”. “Il volontariato, una risorsa politica” è stato il tema su cui i giovani dell’Associazione hanno riflettuto, stimolati dalle relazioni di Lino Prenna, coordinatore nazionale di Agire Politicamente, di Pietro La Corte, medico e fondatore del Villaggio SOS di Ostuni, di Fabrizio Fornari, ordinario di Sociologia Generale dell’Università di Perugia, di Battista A. Pansa, biblista e parroco di Roma.

Il prof. Lino Prenna non ha mancato di ricordare, in apertura del seminario, come la vocazione propria del cattolicesimo politico debba essere quella di aprirsi, confrontarsi con altre culture e magari insieme costruire un progetto unitario, “che è la vicenda del Partito Democratico, con tutti i limiti di questo Partito, che riteniamo comunque il luogo dove maggiormente il potenziale del cattolicesimo democratico si possa sviluppare”. Entrando nel tema specifico del seminario, ha evidenziato i tratti definitori della natura e delle finalità del volontariato desumibili anche dall’art.2 della legge del 1991, che mette ordine in una realtà cresciuta selvaggiamente, vincolando le associazioni di volontariato ad uno specifico protocollo, e che definisce l’attività di volontariato quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.

Quindi, i tratti costitutivi dell’attività di volontariato  sono: la spontaneità (nel senso che il volontario opera per libera scelta, non è stato precettato), la finalità di servizio (un servire gli altri e non un servirsi degli altri, attività ministeriale), la gratuità (attività non legata né a uno stipendio né ad un contratto di lavoro), la continuità (una singola azione occasionale non può definirsi attività di volontariato; deve esserci una sistematica attività di servizio), l’abituale disponibilità a servire nella gratuità, che è una virtù, un abitus, una capacità abituale di servire, di mettersi al servizio. Quindi la finalità della formazione del volontariato e della stessa attività del volontariato è oltre i bisogni immediati che possono spingere all’azione volontaria, è una disponibilità di servire in genere alla società, cioè di mettersi a servizio, quindi un’abituale disponibilità a servire nella gratuità.

 Passando a sviluppare la solidarietà ha introdotto la distinzione tra solidarietà dovuta e solidarietà voluta. La solidarietà non è una virtù specifica del volontario, perché prima della solidarietà voluta c’è una solidarietà dovuta (i doveri di solidarietà che secondo la nostra Costituzione impegnano tutti i cittadini). L’art. 2 della nostra Carta Costituzionale recita infatti che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” e “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” che riguardano, quindi, tutti i cittadini. Ed è questa la “solidarietà dovuta”: tutti sono chiamati alla solidarietà dalla nostra Carta Costituzionale in quanto cittadini. Non c’è cittadinanza piena se non implica l’esercizio della solidarietà. A questa solidarietà dovuta c’è la scelta libera e facoltativa del volontariato. Che è dunque una “solidarietà voluta”, ulteriore. Quindi la solidarietà è un dovere di tutti, mentre il volontariato è una scelta di alcuni e anche se non tutti sono volontari, tutti devono essere solidali. La solidarietà voluta è un’ulteriore compiuta espressione dei doveri connessi all’esercizio della cittadinanza.

Che cosa aggiunge la solidarietà voluta? Per chi ha una ispirazione religiosa cristiana la solidarietà diventa virtù della carità, quindi è la carità che integra, completa, esalta l’attività di volontariato, sviluppata in nome della giustizia, perché la solidarietà dovuta fondamentalmente è l’esercizio della giustizia, quindi riconoscimento a tutti di ciò che è dovuto. La solidarietà voluta, dal punto di vista della ispirazione religiosa, della vita e testimonianza cristiana, è la carità, che è una virtù teologale che implica innanzitutto l’amore di Dio e l’amore del prossimo in nome di Dio, ma anche l’amore di Dio in nome del prossimo. Per chi non ha un’ispirazione religiosa la solidarietà voluta, la scelta di volontariato, è la filantropia, questo amore ulteriore per l’umanità, che è un qualcosa in più rispetto ai doveri di solidarietà.

La solidarietà voluta è in funzione della solidarietà dovuta, che è il pieno ripristino delle solidarietà dovute nella vita sociale, che è il senso di una piena democrazia. La democrazia sociale è un sistema di relazioni sociali legate dalla solidarietà  che è il solidum da una parte ed è ciò che rende sodales dall’altra. I termini soliditas  sodalitas  sono insieme sodales , che vuol dire soci, e nello stesso tempo soliditas, quindi la solidarietà. Perché la solidarietà è anche la soliditas, cioè la ferma e consistente attività che rende solido l’attività e la vita sociale.

Il prof. Fabrizio Fornari ha trattato il tema “La cultura della gratuità e del dono”,  aggiungendo  elementi ulteriori al tema in esame sviluppando il concetto della “gratuita restituzione” in relazione al “dono”. Ed ha evidenziato come all’origine delle società ci sia il dono. Quindi le società arcaiche sono quelle segnate da questo fatto originario, iniziale: il dono.  Le società moderne sono segnate invece dal contratto. Questa è la grande distinzione. Il contratto è la pattuizione, lo scambio di elementi utili e dono, invece, è l’offerta gratuita che non implica una restituzione. Però l’analisi ripresa da Fornari, riferendosi in parte ad un saggio sul dono di Marcel Mauss, è che la cultura del dono si è sviluppata in riferimento al tema della morte, cioè al momento in cui la vita consumata s’identifica con i resti. Quindi il tema della restituzione s’identifica con ciò che resta: il cadavere è ciò che resta della vita che è stata donata e che però in quel momento restituisce, non nella concezione mercantile, ma in una restituzione naturale, ciò che è stato dato. Allora la cultura del dono nelle società arcaiche sviluppa questa attitudine di totale gratuità.

Don Battista Pansa  ha offerto due riflessioni, una su “I cristiani: diaconia al mondo” e l’altra su “La ministerialità laicale”. In ordine alla “diaconia”, rilevato come tale termine, assente nel Nuovo Testamento, si sia creato successivamente nella storia della Chiesa per indicare, specialmente a Roma, i luoghi, “diaconie”, di servizio ai poveri, presieduti in genere da un diacono, ha precisato come il termine “diaconia” nasca dalla fede in Cristo e si sviluppi come servizio al mondo. Ed ha ricordato al riguardo i termini “diaconia fidae” e “diaconia ex fidae”, introdotti a suo tempo dal cardinale Martini, per distinguere, senza separare, l’ambito dell’impegno del cristiano dentro la Chiesa (diaconia fidae: servizio alla fede all’interno della comunità cristiana) da quello (diaconia ex fidae) che, nascendo dalla fede ed avendo il suo radicamento nella fede, si sviluppa nel servizio al mondo e per il mondo. Proseguendo,  ha, tra l’altro, insistito a lungo nell’affermare che “per il cristiano il servizio è “imitazione di Cristo”. E si è richiamato al riguardo al passo della lavanda dei piedi nel vangelo di Giovanni (cap. 13) per evidenziare che quanto viene detto da Gesù spiega chiaramente che “la misura dell’amore del cristiano è Cristo, non la misura degli altri”.

Il seminario si è concluso con una riflessione di Stella Cerasa, vicedirettrice della Caritas di Perugia, su “La Caritas: testimonianza della carità politica”.


Vedi dossier: Agire Politicamente: i seminari

Anacronismo dottrinale e storico

Comunicato stampa

Agire Politicamente

Coordinamento di cattolici democratici

Roma 11 luglio 2011

 

In merito ad alcune iniziative, promosse in questi mesi da esponenti della Gerarchia ecclesiastica e finalizzate a ricostituire l'unità dei cattolici in una nuova "Cosa bianca", i cattolici democratici che si riconoscono nell'associazione Agire politicamente ritengono anacronistica, dal punto di vista dottrinale oltre che storico, la ricostituzione del partito unico dei cattolici e, mentre chiedono, ai loro pastori, di rimanere nell'ambito delle loro competenze, rivendicano l'autonoma responsabilità delle scelte politiche. Pertanto, Agire politicamente si riconosce nella riflessione del coordinatore Lino Prenna, pubblicata come editoriale del numero 2/2011 di Politicamente, che viene di seguito riportata.

 

Fede e politica: unità e pluralità

Nella lettera apostolica Octogesima adveniens, che ricordiamo a 40 anni dalla pubblicazione, Paolo VI, richiamando il n. 43 della costituzione pastorale Gaudium et spes, scrive: "Nelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidarietà vissute da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili", poiché "una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi" (n. 50).

L'autorevole affermazione, mentre legittima il pluralismo dei cattolici, propone la distinzione tra l'unica fede cristiana e la molteplicità delle declinazioni che può ispirare. È nel potenziale stesso assoluto della fede che risiede la possibilità di pluralizzarsi, storicamente e culturalmente, nella varietà delle opzioni, senza identificarsi o ridursi alla relatività e alla contingenza delle opzioni stesse.

Pertanto, non è la fede il fattore dell'unità politica né il principio di aggregazione partitica. Infatti, la politica, esercitata "da cristiani" e non  "in quanto cristiani" chiede il consenso non alla fede o ai principi che l'ispirano ma alla strumentazione legislativa e operativa che ne tenta la traduzione. Sicché, la pluralità dei programmi caratterizza la diversità delle scelte e delle formazioni politiche, sulle quali gli elettori sono chiamati ad esprimersi.

Anche l'invito all'unità sui valori, rivolto spesso dalla presidenza Cei, risente di una irrisolta ambiguità, giacché l'unanime condivisione dei cosiddetti "principi non negoziabili" non è il fattore di unità politica: è l'autonoma capacità di adeguata di adeguata mediazione di quei principi, in strumenti operativi del bene comune, che conferisce qualità all'impegno politico e aggrega nella diversità delle formazioni.

Un esempio viene dalla differenziata posizione dei cattolici rispetto alla legge sul fine vita. Il dissenso di chi non ne condivide la formulazione proposta dalla maggioranza non è sul principio della indisponibilità della vita, unanimemente sostenuto, ma sul dispositivo di legge che ne propone una traduzione. Da queste considerazioni, pur se appena accennate, dovrebbe risultare l'anacronismo dottrinale oltre che storico del partito unico dei cattolici, auspicato ancora da qualcuno, magari nella forma di riedizione della Dc, come in questi giorni sentiamo dire proprio da quelli che hanno accelerato la fine del grande partito popolare e interclassista.

La "questione cattolica", oggi, non si risolve chiudendosi in una formazione identitaria, a prevalente attitudine rivendicativa, ma aprendosi e confrontandosi con le culture "altre", che abitano democraticamente la nostra società plurale. Per questo, il cattolicesimo democratico ha accettato di portare nel Partito Democratico la sua storia e le sue idealità, mettendole al servizio di un progetto unitario, dove, però, l'unità politica è l'esito di un inevitabile faticoso percorso di riconduzione delle diversità culturali di provenienza ad una  sintesi condivisa.

Questa scelta è pienamente coerente con la vocazione dialogica del cristianesimo e con la disposizione culturale del cattolicesimo democratico che, dall'etica della mediazione, attinge il paradigma normativo dell'agire politico.

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Testo integrale dell’articolo, pubblicato da Adista (n. 49/2011) con il titolo: Ossessione “democristiana”e pluralismo dei cattolici

Comunicato stampa

Unità Nazionale e mediazione culturale: verso un manifesto del cattolicesimo democratico

Seminari di Agire Politicamente - estate 2011

 

Sutrio (UD) 27 - 31 AGOSTO 2011

 

Stiamo vivendo un passaggio delicato della nostra vita sociale e politica in cui riteniamo che i cattolici democratici debbano responsabilmente dare un contributo alla indispensabile rigenerazione della nostra democrazia. A questo scopo Agire Politicamente è impegnata, assieme ad altre realtà associative di comune ispirazione, nella realizzazione di una presenza cattolico democratica  più visibile e significativa nel nostro Paese: il nostro Seminario può rappresentare una occasione preziosa per la condivisione di una riflessione comune e per la individuazione delle scelte da compiere. Per questo vorremmo che la possibilità di partecipare al Seminario fosse presa in attenta considerazione: si tratta di 4 giorni che possiamo regalarci vicendevolmente per un servizio al nostro Paese!


Vedi: Seminari di Agire Politicamente - estate 2011

Vedi dossier: Agire Politicamente: i seminari

http://www.cattolicidemocratici.it/index.php/dossier?id=602

Vedi dossier: Agire Politicamente: i seminari

Dove va il cattolicesimo democratico e cosa vuole fare?

APPUNTO SUL CATTOLICESIMO DEMOCRATICO:
dall'ASSEMBLEA DI “AGIRE POLITICAMENTE” - 2011

 

Nino Labate

7 Giugno 2011

Aldo Moro riteneva che quando il laicato cattolico di società civile si incontra e discute, è sempre un buon segno per la democrazia. L’associazionismo dove si condensa questo laicato è infatti una storica punta avanzata di quel cattolicesimo democratico che ha sempre guardato all’impegno politico come “forma di carità cristiana” , ma oggi in colpevole ritirata come ricorda spesso Bagnasco quando sollecita una “… nuova generazione di politici cattolici”.

 

Mi riferisco all’Assemblea Nazionale dell’associazione Agire Politicamente tenutasi a Roma il 21 e 22 maggio scorsi. E’ intanto escluso che gli incontri di questa silenziosa e frantumata galassia guardino al passato. La nostalgia e l’amarcord di impossibili ritorni unitari non hanno dimora. Emerge invece una forte domanda di ri-generare un nobile pensiero per farlo misurare con i cambiamenti epocali, globalizzazione, bioetica, e “rivoluzione” digitale in primis. Anche se i pareri sul come affrontare queste sfide sconvolgenti sono diversi. Qualcuno anche frettolosamente scettico. Lo ha fatto capire il Focus di Guido Formigoni sulla rivista “Appunti di cultura e politica” dal titolo :“Cattolicesimo democratico che fare ?” a cui hanno preso man mano parte Franco Monaco, Rosy Bindi, Paola Gaiotti, Dario Franceschini, Marco Ivaldo, Giorgio Campanini, Lino Prenna , Gianni Italia, Ernesto Preziosi, Fulvio De Giorgi e altri. Il filo rosso che tuttavia ha unito i contributi sul lavoro culturale da fare, è stato l’attualità del rapporto cattolici-politica. Ridare fiato all’etica pubblica, oggi totalmente assente o ridotta ad un fai-da-te autonomo, assieme alla tesi tutta ruffilliana del cittadino arbitro per una democrazia matura, hanno poi fatto il resto. La preoccupazione emersa in filigrana, è quella di non far gestire alle destre populiste e neo-guelfe, alle gerarchie ecclesiali, una laica esperienza democratica di tutto rispetto, come ricordava Pietro Scoppola, e come riconosce la storiografia più avvertita.

 

Tale preoccupazione è stata presente anche nel corso dell’Assemblea di Agire. Di militanza e appartenenza conflittuale si è parlato poco: la logica amico/nemico non riguarda questa cultura. Al suo posto si è attenti alla mediazione, come ripete Prenna, e ai legami sociali. Al pluralismo delle scelte. Al lavoro. Alla giustizia sociale legata alle libertà. Tenendo sempre sotto osservazione il pericoloso uso politico della fede e quello antidemocratico della menzogna in politica: “…la menzogna come chiave per capire il tarlo della democrazia!”, ha sottolineato Gian Candido De Martin. Mentre sull’uso scandaloso della “televisione padronale”, quella che “…eccita le rispettive tifoserie” per catturare consenso debole,l’accordo è stato unanime. Si è anche affacciata l’esigenza di una rispettosa “Lettera aperta ai vescovi italiani” i cui contenuti sono stati tuttavia tenuti riservati. Ma toni da crociata non ce ne sono stati anche se in quei giorni erano forse necessari con l’’”Anticristo…” che girava per i mercati di Milano e il Cardinale Tettamanzi “convertitosi all’Islam…”!

 

Oltre ad una buona filosofia cristiana alle spalle e ai continui approfondimenti sulla teologia morale del Novecento, le radici di questo cattolicesimo a partire dal secondo dopoguerra sono doppie. E vanno individuate nella nostra Carta costituzionale e nel Concilio Vaticano II. Spina nel fianco del doroteismo democristiano e cenacolo colto del cattolicesimo politico e sociale, incarnare e far rivivere ai nostri giorni questo pensiero, significa essere innanzitutto consapevoli di fare parte di una minoranza. Può essere d’aiuto in questa consapevolezza la sempre verde distinzione sturziana tra cattolicesimo democratico e cattolicesimo conservatore clerico-moderato. Quest’ultimo oggi maggioranza, i cui vertici sono sovente legati da interessi forti, ma che con tutte le distinzioni del caso, indica sociologicamente quel cattolicesimo anagrafico e domenicale, “cristianista” come ricorda Rèmi Brague, e ancora “adolescente” , recentemente arricchito dall’ateo-devotismo londinese“anti- puritano”, e dai quei teocon nostrani di matrice statunitense confluiti nel Pdl, che predicano la “doppia morale” in salsa edonistica, “…A un capo politico si chiede solo di governare , non si chiede la morale…perché l’essenza della politica è esercitare leadership e procurare felicità”. Si tratta insomma di quella maggioranza di cattolici praticanti che ha votato il centrodestra. Almeno sino all’altro ieri.

 

I cattolici democratici pur guardando al futuro hanno invece un loro paradossale punto debole. Si tratta di un movimento carsico che non si fa udire. Di soggetti territoriali sparsi e isolati, non comunicanti. Non più “solidi”. A volte anche diffidenti. Over sessanta con la presenza giovanile ridotta al lumicino, come è stata l’esperienza dell’associazione romana Polis Duemila che ha cessato dopo quindici anni la sua attività per mancanza di ricambio generazionale. Persone che danno l’impressione di avere preso gusto alla solitudine dunque. Non per pregare, ma per testimoniare con questa inefficace modalità i loro valori nello spazio politico nazionale e locale. La legittima preoccupazione verso la corrente politica di quei popolari confluiti nel Pd, tesa ad evitare i sospetti del correntismo di antico stampo democristiano, quello che misurava i rapporti di forza con pacchetti di tessere, ha fatto sì che venisse accantonata la più ragionevole esigenza di una corrente di pensiero per misurare rapporti di valori e visioni dell’uomo. Abbiamo così toccato con mano la solitudine, prassi di chi dovrebbe essere invece maestro di con-divisione e di relazioni alla luce del sole. A questa convinzione di vago sapore individualista, si contrappone non da ora la necessità, tutta cultural-politica, di ri-aggregarsi e di organizzarsi in un Forum annuale. Perché “…senza organizzazione non si va da nessuna parte” , è stato detto. Di dare vita a un think tank comunitario. Insomma di fare nascere un luogo partecipato di elaborazione culturale e di dialogo, di laico discernimento, come sostiene da tempo Giorgio Campanini. Luogo che serva a ridefinire una identità – scelta inevitabile nella complessità del sociale, ricorda Bauman - da mettere a disposizione della democrazia italiana. Questa se vogliamo è stata la proposta dell’Assemblea di Agire i cui strumenti sono stati individuati in una Fondazione, scuole di Formazione, una rivista, un foglio, un portale. Strumenti semplici, come si vede, anche se il tema dell’Assemblea era ambizioso: “Nell’Italia di oggi : i cattolici democratici per ri-generare la democrazia”.

 

Dopo la relazione di apertura di Lino Prenna sulla “ Virtù della mediazione”, “…quella virtù che ci fascrivere l’assoluto nel relativo” , Rosy Bindi ha affrontato il tema a tutto campo invitando a partire col piede giusto: ritiri spirituali, fede, comunione con la Chiesa. Quando ha poi toccato i temi della bioetica non ha avuto timori reverenziali e cedimenti verso il laicismo diffuso e l’ateismo militante: “…i principi non negoziabili sono nostri !” . Le sue parole più dure sono invece arrivate sulla crisi che sta investendo lo stato sociale. A fronte dei 2 milioni di giovani disoccupati senza rappresentanza e di 4 milioni di precari , ha messo in guardia sulle derive neoliberiste presenti anche in Italia “…il mercato è scappato dalle mani… e il binomio fra libertà e giustizia si è di nuovo interrotto”. Mentre le”… responsabilità della politica nell’assicurare i diritti sociali e il welfare, quando le diseguaglianze aumentano”, dice la Bindi citando la Dottrina sociale della Chiesa, diventano enormi. Non c’è voglia di statalismo in queste parole, ma solo constatazioni e buon senso, realismo cristiano. Benché di fronte agli infiniti blog, face book, siti, sms, e quant’altro , la richiesta, numerosissima , di interventi, la dice lunga sul bisogno di comunicare e sulla totale assenza di sedi adatte a tali rapporti interpersonali. L’applaudita e puntuale riflessione di suor Alessandra Smerilli sulla Settimana Sociale di Reggio Calabria e sul Documento conclusivo, ha l’indomani mattina anticipato la premessa di ampio respiro storico-ecclesiale di Angelo Bertani alla Tavola Rotonda: Nel percorso di responsabilità comune, un manifesto del cattolicesimo democratico . Durante la quale oltre all’esigenza di un censimento nazionale, eventualmente con l’aiuto di un questionario, sono emersi i primi temi per la sua stesura ben riassunti ed elencati da Vittorio Sammarco: la città come scuola e laboratorio, la cittadinanza attiva, la questione giovanile, il welfare, l’immigrazione e la questione mediterranea, le regole della democrazia, il lavoro e le diseguaglianze, la legge elettorale, l’illegalità e la criminalità, Nord e Sud, quale crescita economica, le libertà, ecc. Grazie a Piergiorgio Maiardi si è capito alla fine che dietro al “Manifesto del cattolicesimo democratico” da discutere con chi si vorrà riconoscere, è stato previsto per il prossimo autunno un grande Convegno nazionale articolato in precedenza in tre eventi territoriali Sud, Centro e Nord. Punto di partenza per un lavoro di ri-aggregazione, di ricerca e studio, di nuove e necessarie tarature storico-politiche.

 

Bisogna dare atto alla pervicacia di Agire Politicamente, associazione oggi coordinata dal tenace Lino Prenna con gli stimoli di Giorgio Campanini, Raffaele Cananzie e Alberto Monticone, e agli appuntamenti di Argomenti 2000 di Ernesto Preziosi, nonché al contributo dei Cristiano sociali, se questo generoso pensiero democratico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, trova periodicamente un sussulto di testimonianza pubblica gestita in laica autonomia e con un francescano lavoro di volontariato culturale. Non sono solo a pensarlo , ma rimango alla fine convinto, oggi più di ieri, che dopo la fine del berlusconismo la ricostruzione che ci attende necessiti di questo contributo e di questa presenza.

 

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Nota effettuato in relazione all'"Assemblea Nazionale di Agire Politicamente - 2011": “CATTOLICI DEMOCRATICI NELL’ITALIA DI OGGI”

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