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Oltre la crisi antropologica…giustizia e pace si baceranno
Sintesi del seminario di formazione - estate 2026
Alvaro Bucci
6 settembre 2026
"Oltre la crisi antropologica…giustizia e pace si baceranno” è stato il tema su cui si è riflettuto al Seminario di formazione dell’associazione dei cattolici democratici “Agire Politicamente”, tenutosi nei primi giorni di settembre ad Assisi.
Iniziato con un pomeriggio di spiritualità francescana all’Eremo delle Carceri e la Celebrazione eucaristica il Seminario è proseguito avviando i lavori di ogni giornata con una meditazione proposta dal coordinatore nazionale dell’Associazione, Lino Prenna, con particolare riferimento alla Giustizia, quale “virtù del riconoscimento”, come peraltro specificato nel saggio “La società interiore” di cui è autore. Nella sua prima meditazione, Prenna ha esordito spiegando in che senso la giustizia è virtù del riconoscimento. “Attribuire a ciascuno il suo non è in realtà la definizione giusta”, in quanto la giustizia non è un atto che viene dall’esterno. Ma è il riconoscimento di ciò che quell’ente, quella cosa è: riconoscere l’essere, che è la concezione rosminiana. “Riconoscere l’essere – precisa Prenna al riguardo nel suo saggio – nella gerarchia del suo ordine e nella gradualità delle sue forme, è il principio della moralità. E la giustizia, opera di una volontà amica dell’essere, è la virtù che informa la bontà della vita”.
In una successiva meditazione, ribadendo il concetto di giustizia come riconoscimento di “quello che ciascuno è perché gli spetta di diritto”, Prenna ha affermato che “anche Dio, e non solo l’uomo e la natura, ha un suo diritto; e la religione è la virtù della giustizia che gli riconosce tale diritto, cioè l’essere nella forma prima e assoluta”. Pertanto, rispetto al diritto di Dio, la religione è un dovere che vincola l’uomo a conoscerlo per riconoscerlo.
Ampiamente sviluppato il tema “Crisi antropologica e caduta dell’etica pubblica” della prima relazione di Nicoletta Dentico, giornalista, esperta di cooperazione internazionale e diritti umani, vincitrice del Premio Nobel per la pace 1997, responsabile del programma di salute globale di Society for International Development (Sid). La nota giornalista ha esordito con una approfondita analisi degli effetti dell’utilizzazione degli attuali strumenti digitali nelle nostre mani. Che “sono piccole diavolerie che ci hanno estorto, rapito ormai, il senso della nostra temporalità, della nostra qualità di presenza”. E che “mentre dilaga lo sguardo digitale, hanno di fatto compresso lo sguardo del mondo attorno a noi”. Ormai, cioè, domina la lontananza, e il rapporto mediatico e immediato è quello che conta di più, mentre il rapporto di presenza si è perduto.
Interessanti le sue considerazioni sulla vicenda del Covid, che “è diventato una pandemia, non per colpa sua, ma per l’inerzia, l’inefficienza, l’arroganza umana e la politica”, manifestando, così, il fallimento della risposta umana all’infezione e l’impreparazione ad affrontarlo.
La pandemia covid, poi, “ha accelerato fenomeni che già esistevano, come quello dell’alienazione” che oggi si trova nelle periferie di ogni parte del mondo, dove le persone debbono combattere per sopravvivere, dove subentrano pure ansia e solitudine.
Sul tema dell’etica pubblica, pure ampiamente affrontato, la relatrice ha definito il nostro tempo come “era dei predatori” caratterizzato dall’avvento di una classe di imprenditori e capitalisti multimiliardari “scaltri, molto in gamba, geniali, fuori dagli schemi, opportunisti, veloci, cinici”. Una classe di uomini bianchi, per lo più americani come Elon Musk, “che stanno rifacendo il mondo”, che, attraverso rilevanti investimenti altamente tecnologici, finanziamenti pubblici ed evasioni od elusioni fiscali, hanno accumulato grandi ricchezze “che neanche possiamo misurare”, segnando la definitiva caduta dell’Etica pubblica che “queste persone non sanno che cosa sia”. Significativo il fatto che Elon Musk, quando è stato incaricato alla guida del DOGE, ha smantellato un terzo dell’Amministrazione americana, tra cui la chiusura e smantellamento dell’Agenzia per gli aiuti umanitari internazionali.
Una delle maggiori ingiustizie dell’Etica pubblica, ha evidenziato infine la giornalista, è che, mentre succede tutto questo, abbiamo oggi dei governi che “ragionano in termini di scarsità di risorse” ed il dibattito pubblico che puntualizza che non ci sono le risorse “perché nessuno si azzarda ad andare a smantellare questi giganteschi castelli di ricchezza finanziaria”.
E’ seguita la relazione del giornalista e già senatore Roberto Di Giovanpaolo che ha offerto un’ampia analisi incentrata sullo scenario internazionale come bipolarismo asimmetrico, prendendo spunto dal titolo della relazione in programma “Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni” colto da un intervento di Leone XIV durante il suo viaggio apostolico in Camerun.
A differenza del bipolarismo perfetto e ideologico che ha caratterizzato la Guerra Fredda (USA vs URSS), lo scacchiere geopolitico attuale è stato descritto da Di Giovampaolo come un bipolarismo imperfetto o asimmetrico, dominato da un dualismo tra sistemi autoriatario-autocratici e sistemi liberaldemocratici, diversamente organizzati, cioè, dal punto di vista dell’applicazione della democrazia.
Di Giovampaolo si è soffermato in primo luogo ad analizzare le caratteristiche della democrazia applicata alle autocrazie che attualmente costituiscono uno dei poli dell’attuale bipolarismo formato da Cina, Russia, cui possono aggiungersi gli Stati Uniti (considerando l’attuale orientamento dell’amministrazione Trump): leader inamovibili, posizioni non contendibili delle leadership, decisioni dall’alto al basso, poca rilevanza delle assemblee nazionali e prevalenza dell’esecutivo.
Dall’altro lato, oltre le liberaldemocrazie con tutte le loro fragilità (disintermediazione con la fine dei corpi intermedi, economia di guerra che riduce il welfare, ecc.), per Di Giovampaolo, c’è solo il Papa, non perché si vuole esaltare, ma “ che più si è espresso, che più è arrivato vicino all’abolizione della dottrina della guerra giusta”. Che pone questioni che sono “d’impaccio ad un’idea molto chiara, quella di trasformare la forza del diritto nel diritto della forza”. E non sono mancati gli attacchi da parte di Trump.
In questo scenario, ha concluso Di Giovampaolo, i cattolici democratici sono chiamati a difendere il Papa “non solo perché è il Papa, ma perché il Papa rappresenta un riferimento, non solo per i cattolici, rispetto alle autocrazie e all’idea che è finita la forza del diritto e c’è solo il diritto della forza”. E debbono “fare barriera culturale e costruire insieme” facendo “due battaglie, contro gli autocrati e contro quelli che dicono che non è possibile”.
Il seminario è proseguito con una relazione di Italo Sandrini, componente della segreteria nazionale delle Acli, sul tema “Crisi delle democrazie e ritorno dell’imperialismo bellico” e con un approfondimento su “La custodia dell’umano, per una transizione antropologica “ e le indicazioni conclusive del coordinatore Lino Prenna”.
Vedi programma del seminario.