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Buone vacanze, Presidente
Pubblichiamo l'augurio al PdC di Lucia Coluccia del "Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione"
8 agosto 2026
Buone vacanze, Presidente,
A lei e ai suoi Ministri auguro davvero un mare calmo e un po’ di riposo, dopo mesi passati a raccontarci quanto l’Italia stia correndo e crescendo.
Però, prima di chiudere la valigia, faccia un giro normale.
Senza scorte, senza riflettori.
Entri in un supermercato.
Prenda un carrello. Guardi i prezzi. Guardi le facce.
E soprattutto guardi una cosa che ormai compare sempre più spesso anche lì:
“Paga in tre comode rate.”
Non per un televisore.
Non per un divano.
Non per l’ultimo modello di smartphone.
Per la spesa
Per il pane.
Per il latte.
Per la pasta.
Per il minestrone.
Per quello che finisce in tavola questa sera.
E questa, Presidente, è una cosa enorme.
Perché un conto è indebitarsi per una casa, una vacanza, una moto.
Un altro è indebitarsi per mangiare.
Un tempo a rate si comprava la casa della vita.
Poi la macchina di famiglia.
Oggi finanziamo la cena.
E non basta.
Perché oggi si può finire a rate anche la salute.
Una TAC.
Una risonanza.
Le analisi del sangue.
Il dentista.
Le cure per un figlio.
Persino ciò che dovrebbe essere garantito diventa una voce da spalmare sul prossimo mese.
E noi abbiamo avuto persino il coraggio di trovare un nome elegante per tutto questo:
“Paga in tre comode rate.”
Comode?
No, Presidente.
Una rata non è comoda quando serve a comprare il latte.
Una rata non è comoda quando serve a pagare una visita medica.
Una rata è comoda quando scegli di rimandare un acquisto.
Quando devi rimandare il bisogno, non è comodità. È difficoltà.
E allora lasciamo perdere per un momento le parole da comunicato stampa.
Lasciamo perdere la flessibilità, lo smart payment, le "nuove abitudini di consumo".
Qui c’è qualcosa di molto più semplice e molto più doloroso.
C’è gente che sta cercando di arrivare alla fine del mese.
Con la tessera del supermercato in mano.
La calcolatrice nella testa.
E l’ansia nello stomaco.
Perché la povertà non arriva sempre facendo rumore, oggi non si riesce neppure a distinguerla bene neppure se la si guarda dritta in faccia.
Oggi la povertà entra in casa in silenzio.
È quel prodotto che rimetti sullo scaffale.
È quella visita che rimandi.
È quella cena che salta.
È quel “ci penseremo il mese prossimo”.
E mese dopo mese, rinuncia dopo rinuncia, si finisce per abituarsi persino a vivere con meno di ciò che dovrebbe essere normale.
E questa non è soltanto una questione economica.
È una questione di dignità.
Perché un Paese non può dirsi civile se i suoi cittadini devono finanziare il cibo.
Se deve pagare a rate il pane.
Non può dirsi forte se una famiglia deve scegliere tra la spesa e il dentista.
Non può dirsi moderno se una persona deve chiedersi se può permettersi di curarsi perchè deve mangiare.
Il PIL può crescere.
Le curve possono salire.
I numeri possono sorridere.
Ma i numeri, Presidente, non fanno la spesa.
E i numeri soprattutto non hanno fame.
Le persone sì.
Per questo, prima di partire, le auguro davvero buone vacanze.
Ma quando tornerà, per un giorno lasci stare i grafici.
Vada al supermercato.
Guardi lo scontrino.
E poi provi a guardare negli occhi chi, quello scontrino, deve pagarlo.
Perché forse è lì che si misura davvero la salute di un Paese.
Non soltanto da quanto cresce.
Ma da quante persone riescono ancora a vivere senza dover chiedere un prestito per arrivare a domani.