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Quo usque tandem, Emiliano?
28 luglio 2026
Anche chi non ha fatto studi classici avrà sentito talvolta evocare, in casi di diffusa indignazione, il famoso incipit della prima Catilinaria di Cicerone: Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
Non ce ne voglia l’ex governatore della Puglia se sentiamo il dovere di chiedergli: fino a quando? Si, perché anche o, forse, soprattutto in politica, ha un limite la pazienza degli elettori, almeno di quelli che non sono passati nella categoria dei clientes!
Intanto, al termine del suo secondo mandato, Emiliano ha lasciato nella Sanità un buco di 350 milioni, senza, peraltro, alcun miglioramento del settore, che i pugliesi stanno coprendo di tasca propria, con l’aumento dell’Irpef disposto dall’attuale amministrazione.
Non essendosi mai dimesso dalla magistratura ma, paradossalmente, non volendo più tornarci, si è adoperato con l’ “amico” Decaro per ottenere dal Csm l’autorizzazione a ricoprire un incarico che gli permettesse di rimanere nella giostra politica. E l’attuale governatore aveva ipotizzato per lui una consulenza sulla vexata quaestio dell’ex Ilva di Taranto, retribuita con 130 mila euro l’anno. I due hanno dovuto incassare per ben tre volte il “no” del Consiglio. E allora la politica di appartenenza, quella con la p minuscola, ha affidato al “disoccupato” Emiliano un compito di consulenza presso la Commissione di inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro, con particolare riferimento al caporalato: una sorta di responsabilità tardiva di quanto non ha fatto in dieci anni. Ma non è finita, perché alla carriera di Emiliano manca il titolo di onorevole. E allora, pare che la politica, sempre quella con la p minuscola gli abbia promesso un seggio in Parlamento, alle prossime elezioni politiche.
E poi, ci meravigliamo che la gente non va più a votare!?
AgiP