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PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI LINO PRENNA “LA SOCIETA’ INTERIORE-UNA SPIRITUALITA’ POLITICA” – AVE – Roma - 2024
Intervento di Raffaele Cananzi - Arciconfraternita dei pellegrini
Napoli, 29 maggio 2026
Una parola sull’autore del libro. Il prof. Lino Prenna, oltre ad essere uno studioso appassionato di questi temi per una chiara dimensione formativa delle coscienze e delle intelligenze, è concretamente impegnato, ormai da più di un decennio, nell’attivo coordinamento di un’associazione di cultura politica “Agire politicamente” che ha una dimensione nazionale e coinvolge un certo numero di personale politico a vari livelli. La politica gli interessa, dunque, anche nel suo articolarsi a livello locale, nazionale, europeo e mondiale e viene seguita con spirito critico ma sempre costruttivo.
È un teologo cresciuto alla scuola dei Gesuiti. È un filosofo dell’educazione che al fine di educare si avvale, nella valutazione del cammino storico dell’umanità, del pensiero di autori cristiani come l’ignoto autore della lettera a Diogneto del 2° secolo, Agostino, Tommaso, della costante luce della filosofia del Rosmini con bagliori di Simone Weil, di Anna Harend, del Cardinale Bergoglio e di Papa Francesco. Questa vasta schiera di illustri personaggi del pensiero cristiano dice subito della “densità” di un libro che è contenuto nel numero di 130 pagine, comprensive della colta prefazione di Luciano Caimi, Presidente de “La città dell’uomo”, e della post-fazione di Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa pontificia che conclude con l’edificante invito di Paolo VI : “invece di odiare e maledire la società in cui la provvidenza ci ha messo a vivere, cerchiamo di capirla, di servirla, di guarirla, di amarla. Date serenità, speranza, vigore, letizia ai vostri pensieri, come l’educazione cristiana ci insegna a fare”.
Ma per “servire e guarire” la società contemporanea i laici fedeli a Cristo, sia singolarmente sia nelle varie forme associative, hanno una grande missione della quale possono farsi carico ad una triplice condizione. E cioè se hanno acquisito per un verso la realtà delle situazioni in cui vive la società attuale e per altro verso la profonda convinzione della loro responsabilità di contribuire al risanamento morale e civile del tessuto sociale, responsabilità che comprende anche la doverosa preparazione personale circa i rimedi possibili. Dunque, tre condizioni.: sensibilità al problema, responsabilità ad impegnarsi, preparazione per offrire un valido contributo. Tre condizioni che una approfondita lettura di questo pregevole testo dell’amico prof. Prenna contribuisce certamente a realizzare. Ho chiesto ed ottenuto di presentarlo con la partecipazione del vescovo Beneduce e di Mons. De Luca, che ringrazio, anche perché sarebbe ben possibile preparare un corso di formazione annuale per noi confratelli e consorelle sulla base di questo testo che concerne la “società interiore” al cui fondamento sta la spiritualità politica che a sua volta genera forme di buona politica per la costruzione di una città dell’uomo che sia luogo di crescita umana e cristiana, di giustizia, di solidarietà, di pace e del costante esercizio della carità politica, dell’amicizia sociale. Su questo tema del corso di formazione tornerò più avanti.
“Corpo visibile” e “anima invisibile” è il paradigma che trova espressione e applicazione anche in relazione alla società umana dove distinguiamo una “società invisibile” una societas interiore e una società visibile quella esterna. Come l’anima sta al corpo così la societas interior sta alla società visibile. La cura di quest’ultima spetta alla politica che è buona, dunque con la P maiuscola, quella che è realmente volta alla costruzione del bene comune, che è animata da una forma spirituale che unisce i cuori e che porta a conseguire il bene di tutti e di ciascuno. Questa forma che nella cultura cattolica ha assunto la denominazione di “carità politica” e che Papa Francesco ha tradotto per il nostro tempo in “amicizia sociale”. La città ha bisogno di questa amicizia per essere un’entità umana che garantisca la difesa dei suoi abitanti attraverso le mura che la circondano, ma anzitutto la pacifica vita ordinaria di uomini e donne che la abitano. Questa politica di garanzia della vita buona e del progresso etico, culturale, sociale ed economico ha bisogno del comune esercizio di un abito virtuoso, di un abito spirituale che nella visione cristiana – pienezza di visione umana - è data da una spiritualità che si fonda sulle virtù cardinali (giustizia, prudenza, fortezza e temperanza) e sulla “valenza politica” delle virtù soprannaturali fede, speranza e carità.
Il libro, perciò, presenta due parti non separate ma distinte ai fini di un approfondimento concettuale. La prima parte sulla dimensione storica e ideale della Città e del particolare modo di viverla da parte dei cristiani attraverso l’esercizio di una mediazione culturale. La seconda parte che coniuga le virtù cardinali e quelle teologali per la politica contemporanea in modo da informarla per l’uomo e l’umanità, per essere “fratelli tutti” in una convinta volontà generale di giustizia sociale e solidarietà mondiale.
Mi soffermo su alcuni punti della prima parte al duplice fine: per un verso portare alla vostra attenzione alcune questioni particolarmente rilevanti per l’affermazione di una coscienza politica del Christifideles laico; per altro verso per evidenziare come purtroppo il patrimonio culturale ed etico, nascente dalla Scrittura e dalla secolare vita e dottrina della Chiesa, non sia né nel ‘900 né in questo secolo diventato patrimonio comune dei cattolici italiani ma soltanto pregevole eredità e lodevole impegno solo per pochi.
Da Agostino muove la visione delle due città: la città di Dio e la città dell’uomo. Da qui “il paradigma interpretativo del rapporto tra spirituale e temporale, fra fede e politica, fra Chiesa e Stato”. Nel Medio Evo una sorta di unità organica e gerarchica. Lo spirito è superiore alla materia; la Chiesa allo Stato; lo Stato è perciò il braccio secolare della Chiesa. Successivamente (umanesimo e Rinascimento) non una unità organica ma “una struttura organica” pluralistica. L’ordine temporale è autonomo da quello spirituale. La città “laica” che non esclude il primato dello spirituale ma distingue natura e fine dell’una rispetto all’altro. Per Maritain il temporale assume per il cristiano una finalità intermedia rispetto allo spirituale che impegna sul fine assoluto. Da qui il primato della persona rispetto alla società e allo Stato; il riconoscimento e il rispetto delle finalità proprie di quelle formazioni sociali intermedie che tendono a realizzare pienamente la persona. Da qui gli articoli due e tre della Costituzione Italiana, voluti e sostenuti dai Costituenti cattolici.
Il cristiano, che sa che il Regno di Dio è già ora anche se non è tutto ancora, pur mantenendo il dato della laicità (il Concilio indica la legittima autonomia delle realtà temporali), assume nella storia il compito del battezzato, del popolo di Dio, della Chiesa: essere e agire come “il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e trasformarsi in famiglia di Dio” (G.S. n.40). Dunque noi cristiani viviamo ed agiamo nel temporale con l’esercizio delle virtù cardinali e il valore di animazione e illuminazione che anche le virtù teologali di fede speranza e carità esercitano sulla vicenda terrena della storia umana. Da qui il volume di Prenna sottolinea – richiamando e commentando la lettera a Diogneto e il pensiero del Cardinale Bergoglio, poi ripreso da Papa Francesco, che dice della relazione fra l’essere cattolico e l’attività politica come una “identità in tensione”. Da qui i tre istruttivi paragrafi che nell’essenza spiegano le antinomie: identità- differenza; immanenza – trascendenza; azione - contemplazione. E attraverso un processo di “mediazione”, calibrato sulle diverse contingenze della storia, che i cristiani operano nell’ambito temporale e, perciò, in quel singolare e importantissimo settore che è la politica, perché su “un piano superiore restino attive le virtualità degli elementi polari in tensione”. Il cristiano, cioè, nell’esercizio dell’onesto cittadino non pretende forme di integralismo cattolico ma neppure forme di esclusione di una visione etica che salvi l’umano; forme di “laicismo”, ma ricerca “la mediazione verso, appunto, un piano superiore”.
Nella comune vita delle nostre Parrocchie e delle nostra associazioni questo profilo – che è importante e significativo per la formazione del fedele laico chiamato ad essere “onesto cittadino da buon cristiano” questo profilo non è curato o è solo sfiorato. Domandiamoci se non sia questa l’ora in cui siamo chiamati ad occuparcene come comunità cristiana con impegno e approfondimento. Domandiamoci in Arciconfraternita, alla luce di quanto fin qui abbiamo detto e di quel che ancora verrà detto, se non sia il caso di pensare ad un itinerario annuale di formazione che sia fonte di una spiritualità politica che generi un serio impegno per la vita sociale.
Volgendo lo sguardo alla storia del nostro Paese nel secolo breve, al novecento falcidiato da due guerre nate in Europa dove prima l’assolutismo di Stato bloccava ogni possibile dialogo pacificatore e successivamente lo Stato totalitario nazi-fascista intendeva imporre il suo dominio sul continente europeo e sulle colonie di quello africano, per due volte il mondo cattolico si è posto in un itinerario di costruzione di una cultura cristianamente ispirata che fosse idoneo fondamento della incarnazione di una politica dal volto profondamente umano e, cioè, rispettosa della libertà e della dignità della persona umana- note caratteristiche della “immagine e somiglianza di Dio” – nonché di una finalità coinvolgente il principio della carità cristiana, informato dall’amore preveniente di Dio “misericordioso e grande nell’amore” ed espresso nella storia dell’amore verso il prossimo: finalità di solidarietà, giustizia sociale e pace.
Dicevo per due volte il dovere morale di riflettere, leggere la realtà socio-economica, cercare una risposta adeguata per realizzare il bene comune, il bene di tutti e, nel contempo, di ciascuno. La prima volta, su iniziativa di un sacerdote siciliano sollecitato dalla pratica della carità a tal punto da impadronirsi di una formazione politica di altissimo livello e di promuoverne, con altri amici cattolici, un partito politico. Il Partito Popolare Italiano. La vita istituzionale dei partiti in Italia fu bloccata dal fascismo totalitario nel 1926. Finì l’esperienza del Partito di ispirazione cristiana voluto da Sturzo ma non finì la volontà dei cattolici di prepararsi per assumere responsabilità politiche allorquando l’Italia si fosse liberata dall’oppressione fascista. La preparazione sul piano socio-politico di un consistente numero di cattolici durò nel corso degli anni trenta con la ripresa degli studi patristici e tomisti. Nel 1934 nacque il Movimento Laureati di Azione Cattolica e i cattolici non mancarono di guardare alle moderne filosofie di Maritain e Mounier sulla nuova cristianità e sul personalismo comunitario. Poi nell’immanenza della caduta del regime fascista (1942) De Gasperi faceva circolare, clandestinamente prima e apertamente dopo, le sue “Idee ricostruttive della Democrazia cristiana”. Su iniziativa di Paronetto si redigeva il Codice di Camaldoli, un sostanziale programma di ideali, azioni e traguardi politici ritenuti essenziali e particolarmente significativi per ripristinare nel nostro Paese una democrazia moderna, peraltro in quegli anni auspicata dal Papa Pio XII nei suoi messaggi natalizi del 1942 e 1944. I cattolici, consapevoli che ci si avviava rapidamente verso un’epoca nuova non mancarono di dar vita, subito dopo la fine della guerra, ad una Settimana Sociale nel 1945 a Firenze che ebbe a tema, appunto, una Costituzione italiana sostitutiva dell’ormai obsoleto e dimenticato Statuto Albertino. Cattolici costituenti, uomini e donne, preparatosi doverosamente portarono un contributo fondamentale alla redazione della nuova Costituzione Italiana e con il partito della Democrazia Cristiana assunsero per quasi mezzo secolo il Governo del Paese, sempre condiviso con altri partiti, e resero possibile la rinascita dell’Italia sul piano politico, economico e sociale ponendolo tra i fondatori dell’attuale (piuttosto spenta, purtroppo!) Unione Europea e fra i primi sette Paesi industrializzati del mondo. Il risveglio cattolico fu veramente provvidenziale!
E oggi che viviamo non un’epoca di cambiamento ma un cambiamento d’epoca, una rottura degli equilibri planetari stabiliti con grande impegno nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, una debolezza delle istituzioni multilaterali – ONU, Unione Europea-, una sostituzione della forza del diritto con il diritto della forza, dell’arroganza e della prepotenza. Oggi che certamente è in atto “una terza guerra mondiale a pezzi”, secondo la calzante espressione di Papa Francesco, i cattolici devono riconquistare una spiritualità politica per rendersi presenti nel vivo della politica italiana in una formazione capace di incidere significativamente. Per varie ed evidenti ragioni non è possibile ripetere l’esperienza della Democrazia Cristiana. È possibile però una formazione che nella coalizione prescelta possa esercitare un servizio “condizionante” rispetto alla natura delle importanti risposte che attualmente gli italiani attendono sul piano della giustizia sociale, della salute, della solidarietà e della pace.
I Papi di quest’ultimo trentennio hanno più volte sollecitato in questo senso il laicato cattolico. I Vescovi della Campania sono sulla stessa linea e cercano concretamente di scuotere le nostre coscienze. L’Arciconfraternita, per gli associati e per uomini e donne di buona volontà e di cultura cristianamente ispirata, può offrire un proprio singolare contributo aprendo un itinerario formativo per un impegno politico con l’approfondimento dei temi che il libro di Prenna propone e che trovano ampio spazio nella Dottrina Sociale della Chiesa che oggi si avvale dell’opera del Concilio Vaticano II e delle Encicliche sociali che l’hanno accompagnato o che ne hanno fatto ampia e puntuale applicazione nella varietà delle situazioni socio-economiche che il nostro tempo velocizza. All’interno dell’Arciconfraternita possiamo pensare ad un corso annuale o biennale di formazione che abbia ad oggetto una spiritualità per una politica nella vicenda italiana ed europea cristianamente ispirata. Un approfondimento culturale ed etico di quanto il libro di Prenna ci indica.
I Vescovi della Campania – Mons. Beneduce già conosce il mio pensiero in proposito – dovrebbero chiedere ad un Comitato Regionale delle Consulte diocesane per il laicato – laici e aggregazioni laicali – la preparazione con la concreta realizzazione in due – tre diocesi della regione (per agevolare la partecipazione) di un corso annuale di formazione socio politica invitando i cattolici tutti, ma in particolare quelli dai 18 ai 50 anni, che una volta preparati e valutata la propria vocazione, possano oltre all’azione politica che spetta a ciascun cittadino dedicarsi con responsabilità e competenza ad un attivo servizio politico sia nelle istituzioni che nei partiti.
Vedi locandina evento: Presentazione del libro di Lino Prenna