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Responsabili alle elezioni!

Pier Giorgio Maiardi

22 aprile 2026

In questa caotica situazione mondiale si avvicina la scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento ed è doveroso affrontarla facendosi carico responsabilmente del momento politico e sociale che stiamo vivendo. 

La nostra politica deve mostrarsi matura e non può perdersi in diatribe e battibecchi preconcetti avulsi dalla realtà vera e grave a cui è indispensabile rispondere in modo coerente ed adeguato.

Sono in gioco i principi condivisi su cui abbiamo fino ad ora fondato la convivenza pacifica delle nazioni e dei popoli, concretamente compromessi dalla perdita, deliberata, di autorità degli organi internazionali, dalla prepotenza di pochi leader, i “signori della guerra”, che agiscono a proprio piacimento, senza sottostare ad alcuna regola morale, determinando la politica mondiale secondo l’interesse proprio o il presunto vantaggio della propria nazione.

E’ in atto un declino della democrazia e il crescente favore per l’accentramento del potere come  sistema più efficace per governi sovranisti che rifuggono da alleanze e cooperazioni internazionali. La naturale conseguenza di tutto ciò è il clima di ostilità, di inimicizia, e addirittura di guerra, che divide il mondo a danno, soprattutto, dei più piccoli e dei più deboli che sono la maggioranza.

E il nostro Paese, che è fra i piccoli, è condotto da un Governo che si barcamena fra i potenti cercando di non rompere in maniera traumatica con nessuno e quindi evitando di assumere posizioni troppo marcate, anche sulle questioni più delicate ed importanti, in modo che rimanga sempre aperta una possibilità di retromarcia. La prima preoccupazione della maggioranza di governo è che la nostra presenza  in ambito internazionale sia esaltata come determinante e che la leader appaia sempre in primo piano come protagonista. Si tratta di un Governo retto da una maggioranza composita e unita, fondamentalmente, dalla gestione del potere. La principale componente proviene da una cultura nativamente contraria a quella che ha ispirato la nostra Costituzione e anche le altre componenti, pur con ispirazioni dissimili dalla prima, ne sono, una più e una meno, estranee. Abbiamo infatti assistito al tentativo di modificare il nostro ordinamento democratico senza riuscirci sia perché i cittadini in un caso hanno espresso il loro dissenso, e sia, negli altri casi, a motivo della non piena sintonia all’interno della stessa maggioranza. L’attività  principale del Governo si è quindi ridotta a provvedimenti capaci di suscitare l’immediato favore degli elettori, come quelli riguardanti la sicurezza, con l’aumento dei casi di reato e l’inasprimento delle punizioni, e la lotta all’immigrazione mascherata come “lotta ai trafficanti”, una lotta però pagata essenzialmente dai migranti, trattati come delinquenti e quindi reclusi, deportati in altri paesi e riportati nel paese di provenienza. Così il vanto maggiore dei governanti è il calo del numero di coloro che riescono ad approdare sulle nostre coste e la quantità dei rimpatriati. Anche se la premier ha un suo carisma che le conferisce una certa autorevolezza,  non ritengo si possa affidare al suo Governo il futuro del nostro Paese, specie in una epoca di radicali trasformazioni ed in un tempo di grave pericolo per una convivenza pacifica e rispettosa dei diritti fondamentali delle persone.

E’ doveroso offrire ai cittadini una vera alternativa e l’attuale quadro politico pare non ne abbia la capacità: l’opposizione è frammentata e priva di una affidabile visione sul futuro. Il “campo largo” esiste solamente nella somma dei voti delle singole componenti. I sondaggi sulle intenzioni di voto dicono di una situazione sostanzialmente ferma, capace di muoversi con percentuali dello zero virgola, con una preponderante e costante propensione per l’astensione: gli elettori, nella loro maggioranza, non hanno fiducia nell’attuale proposta politica. E’ bene che di questo dato i partiti tengano conto, prima di perdersi in una diatriba per la leadership di un “campo” che non esiste.

E’ indispensabile avere il coraggio di intraprendere un’iniziativa responsabile uscendo dalle anguste e asfittiche logiche delle proprie visioni politiche: i principali partiti di opposizione dovrebbero trovare una intesa nella convocazione di tutte le realtà sociali e politiche del Paese che condividono l’obiettivo di offrire  una proposta politica chiaramente alternativa a quella dell’attuale maggioranza ed ispirata ai principi fondanti della nostra Carta costituzionale, per costruire un grande laboratorio politico aperto all’eventuale apporto dei cittadini. L’impegno del laboratorio dovrebbe essere organicamente rivolto agli aspetti più importanti della vita del Paese e sulle scelte indispensabili di politica internazionale, orientato più sulla situazione reale che sulla polemica con il passato.

Quanto al leader da proporre alle elezioni, dovrebbe emergere dal lavoro condiviso compiuto insieme, prescindendo dalle gerarchie di partito: quest’ultimo passaggio presenta, forse, le maggiori difficoltà ma è indispensabile avere attenzione all’esigenza primaria di rispondere alla legittima richiesta dei cittadini ed al bene del Paese, prima che al successo personale e del proprio partito!

 

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