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Un nuovo popolarismo, per costruire un popolo

Assemblea Nazionale di Agire Politicamente - 2018

Sintesi degli interventi a cura di  Alvaro Bucci

Roma 15 Giugno 2018

“Un nuovo Popolarismo: per costruire un popolo”: è il tema di un’interessante iniziativa politico-culturale promossa dall’Associazione dei cattolici democratici “Agire politicamente” a margine dell’annuale Assemblea nazionale dell’Associazione che si è svolta a Roma il 15 e 16 giugno scorso. Momento centrale dell’iniziativa il “Tavolo di confronto”,  con gli interventi di  David Sassoli, Vice Presidente del Parlamento Europeo, e Gianni Cuperlo, Dirigente nazionale del PD, che si sono confrontati su “Le culture popolari nel progetto originario del PD: per un nuovo popolarismo”, sollecitati dalla relazione introduttiva di Lino Prenna, coordinatore nazionale di “Agire politicamente”, che ha sviluppato ampiamente le fondamenta di un nuovo popolarismo, che rielabori le culture popolari confluite nel PD e ne possa essere la condizione di una sua ripartenza, una proposta  “che vuole dotarsi di una nuova ermeneutica sociale ispirata alla teologia del popolo di Papa Francesco”. E le ragioni per cui tale proposta è rivolta al PD vanno ricondotte al fatto che Agire politicamente, pur non aderendo al PD, ha sin dagli inizi considerato la nascita del PD un’ opportunità  per il movimento politico dei cattolici.

Seguendo  il pensiero rosminiano, secondo cui le società sono guidate dalle due forze chiamate “ragione speculativa”, che promuove aspirazioni ed idealità, e “ragione pratica” che è propria delle masse e “si configura come istinto sociale, pulsione emotiva, sorretta da forti ma oscure ragioni”, Prenna ha osservato come nelle elezioni del 4 marzo sia prevalsa la “ragione pratica”,  prosaicamente “voto di pancia”. Hanno cioè vinto forze populiste, giacché la prevalenza dell’istinto sulla ragione, dei bisogni sui desideri, dell’utilità immediata sulle aspirazioni ideali, caratterizza i programmi di ogni populismo.

Ma per il cattolicesimo democratico, secondo Prenna, il populismo può costituire  una provocazione a riscoprire la sua vocazione popolare: una sorta di ritorno al popolo, nella versione di un neopopolarismo, che raccolga la migliore tradizione delle culture popolari, sia d’ispirazione cristiana che di espressione social comunista  e “le reinterpreti alla luce della teologia del popolo, cara a Papa Francesco”.  Va ricordato al riguardo che Bergoglio, nella Evangelii gaudium, propone i ben noti quattro principi che orientano  la costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio, l’unità prevale sul conflitto, la realtà è più importante dell’idea, il tutto è superiore alla parte.   Prenna si è soffermato sul primo principio, in quanto più direttamente interessante l’attività politica. La superiorità del tempo permette di lavorare, di progettare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Ed è anche la condizione per riprendere la cultura del progetto, indispensabile se si vuole pensare un agire politico che guardi oltre le urgenze del momento.

La realizzazione di questi principi il Papa li affida alla politica, invitandola però  ad occuparsi delle due principali fragilità del momento: i poveri e l’ambiente. All’inclusione sociale dei poveri Francesco dedica pagine intense, parlando anche di “forza salvifica delle loro esistenze”. Per l’ambiente si richiama all’ecologia che è anche una pratica di vita, di cura della “casa comune”. E a curare questa casa comune sono chiamate l’ecologia, che è “la scienza e la pratica delle buone regole della casa”, e l’economia: i due “grandi poli di elaborazione di una nuova politica”. Ed al riguardo, infine, Prenna ricorda l’idea che Francesco ha della politica: “Non bisogna perdere di vista in nessun momento che l’azione politica ed economica è efficace solo quando è concepita come un’attività prudenziale guidata da un concetto perenne di giustizia che tiene sempre presente  che, prima e aldilà di piani e programmi, vi sono donne e uomini concreti”. E questa attività prudenziale è la virtù che misura proporzionalmente i mezzi (del potere della politica) in funzione del fine della politica: costruire un popolo, costruire la città, realizzare il bene comune.

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