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Una riflessione sul referendum costituzionale

(20-21 settembre 2020)

Antonio Conte (a cura di), Associazione Agire Politicamente – Rete c3dem

10 Settembre 2020

Il referendum del 20-21 settembre sul taglio dei parlamentari pone il cittadino italiano di fronte a due questioni fondamentali per il futuro della democrazia e dello stato italiano. La prima è quella con cui, se vince il sì, possa venire a formarsi una rappresentanza elitaria, privilegiata (più “casta” di quanto definita da coloro che hanno voluto questa legge), più distante ancora dal corpo elettorale, dal vissuto del territorio a cui fa riferimento il parlamentare eletto. La seconda invece, se vince il no, si rimane in difesa delle garanzie rappresentative e di democrazia diretta oggi vigenti ancora nella nostra Costituzione.

Le ragioni che hanno portato a questa legge sono soprattutto due: si risparmia sui costi per lo Stato; migliora il funzionamento e la qualità del Parlamento.

Per la prima, ciò non è vero: la spesa che si elimina è irrisoria, lo affermano numerosi e insigni professori costituzionalisti e di Diritto pubblico riuniti in un appello per il NO; o come dichiara Elly Schlein, una trentacinquenne già eurodeputata del PD,(relatrice in commissione per le modifiche dei regolamenti al Trattato di Dublino) che si è segnalata per l’impegno, la coerenza e la chiarezza del suo agire politico, ed oggi vice presidente dell’Emilia Romagna, eletta con 23 mila voti di preferenza in una lista “Emilia Coraggiosa” da lei fondata di centrosinistra: …« Non posso che votare no, perché è una riforma che non mi convince per niente: noi sulla rappresentanza non abbiamo un problema di quantità, ma di qualità. E avere meno deputati e senatori non garantisce di averne migliori, anzi. […]trainato dagli argomenti sbagliati come quello del taglio dei costi – che è irrisorio – ma senza un disegno complessivo… » (servizio di Susanna Turco, da L’Espresso del 6/9/2020).

E poi, come di recente ha affermato il giovane attivista Mattia Sartori del movimento Le Sardine: “non si può risparmiare sugli strumenti che le istituzioni si danno per garantire partecipazione democratica e controllo”, quale è appunto il rapporto giusto che esiste: tra un collegio elettorale di giuste dimensioni e le esigenze in ordine spaziale e temporale del rappresentante eletto in Parlamento, per poter sostenere le dovute relazioni istituzionali con il territorio che lo esprime. Questo taglio a casaccio dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, « senza però motivare perché si siano scelte queste cifre [… ]innalza il rapporto medio tra eletti ed elettori in entrambi i rami del Parlamento: questo aspetto si traduce in una maggiore difficoltà per  le minoranze politiche e sociali di trovare spazio nelle due Camere, oltre a lasciare nell’ombra molti territori appenninici e alcune aree del sud o dell’arco alpino… » ( approfondimento di Giuseppe Riggio SJ – Redazione, da Aggiornamenti sociali ago-set 2020).

Per la seconda ragione, che vedrebbe una qualità migliore dei lavori parlamentari con un numero ridotto di senatori e deputati: « In realtà, non esiste nessun automatismo di questo tipo … Tuttavia, i benefici più consistenti della riforma dipendono in buona parte dalle modifiche che dovranno essere introdotte nei regolamenti di Camera e Senato… » e ancora, « … In una visione d’insieme il ridimensionamento degli eletti può essere ritenuto legittimo, aiutando – almeno potenzialmente – a migliorare la selezione dei rappresentanti politici » (Giuseppe Riggio SJ – Redazione, ibidem). Ma questa miglior selezione può effettivamente verificarsi? Ciò potrebbe avvenire se ci fosse una drastica riforma dei partiti per legge, ispirandosi all’articolo 49 della Costituzione (« Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale »). Sottolineerei liberamente e con quel metodo democratico si intende anche: “selezionando i più meritevoli per coerenza, preparazione, competenza e capacità”. Invece « Oggi si sta disegnando un sistema che mette insieme il taglio dei parlamentari, ovvero un Parlamento più debole, con una legge elettorale proporzionale pura e le liste bloccate che consegnano ogni potere di nomina di senatori e deputati alle segreterie di partito. In questo modo avremo un Parlamento più piccolo, e il già citato cittadino-elettore sarà privato di ogni potere. Voterà al buio, senza indicare né parlamentari né governo. »> (Marco Damilano, da L’Espresso del 6/9/2020).

 


Vedi anche Sì o No? Una parola sul referendum costituzionale

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